La porta di Damasco, a Gerusalemme, è transennata, stamattina. Un po’ di curiosi a guardare, traffico deviato, e un elicottero che sorvola la Città Vecchia da ore. Un uomo di quasi cinquant’anni è stato accoltellato appena dentro le antiche mura. Le prime notizie dicono che si tratti di un rabbino di Ateret Cohanim, accoltellato al collo, in modo fortunamente leggero, da un attentatore che è subito scappato.
Lo scontro tra palestinesi e coloni, su cui riflettevo ieri, sta aggiungendo episodi a episodi, fuori da quelli che non ho elencato, e che parlano di lanci di pietre in Cisgiordania, e sulla 443, l’autostrada che collega Gerusalemme a Tel Aviv, che passa per un tratto dentro la Cisgiordania. La prima sensazione è che l’accoltellamento di stamattina si inserisca in un percorso iniziato con l’attacco alla yeshiva, proseguito con il raid duecento esponenti dell’estrema destra religiosa che sono andati a Jabal Mukaber, con l’obiettivo di buttare giù la casa dell’attentatore della yeshiva.
Il timore è che, se gli episodi di questo genere proseguiranno, si possa arrivare alla hebronizzazione di Gerusalemme, che Gerusalemme diventi come Hebron. Che, cioè, l’attrito tra palestinesi ed esponenti della parte radicale del popolo dei coloni ingeneri una tensione quotidiana, concentrata là dove sono stati creati insediamenti. E dentro Gerusalemme araba, gli insediamenti sono stati creati, soprattutto negli ultimi anni. A Silwan, a Ras al Amud, dentro il quartiere musulmano della Città Vecchia, vicino allo Haram al Sharif, alla Spianata delle Moschee. Altri insediamenti, poi, sono stati pianificati, suscitando le critiche non solo dell’ANP, ma anche di Europa e Stati Uniti.
Ateret Cohanim è un’associazione radicale che ha tra i suoi obiettivi di acquistare terre, palazzi, case dentro la parte orientale di Gerusalemme. “Per redimere la terra. Perché noi abbiamo già una road map, e si chiama Bibbia”, mi disse già tre anni e mezzo fa il segretario dell’associazione, Daniel Louria, accompagnandomi in un tour delle acquisizioni edilizie di Ateret Cohanim. Scalpore suscitò, per esempio, l’acquisto di alcuni dei palazzi storici alla porta di Jaffa, che portò alle dimissioni del patriarca della chiesa greco-ortodossa, Ireneos, e che ancora non ha trovato una soluzioen. Negli anni più recenti, sono aumentate le accuse all’associazione di condurre anche scavi archeologici presso la parte più delicata della Città Vecchia, tra il Muro del Pianto e la Spianata delle Moschee.
L’accoltellamento della Città Vecchia, dunque, appare a prima vista mirato. Non contro un israeliano qualunque, bensì contro un esponente del movimento dei coloni. In un tessuto sociale e addirittura geopolitico così delicato come Gerusalemme, quello che sta succedendo in questi ultimi dieci giorni non promette nulla di buono.