“… è l’evoluzione di un dissenso sempre meno solitario e individuale. La costruzione di una cultura politica comune che nei diversi contesti nazionali arabi sta dunque passando anche attraverso i blog, la via più semplice ed economicamente accessibile di collazionare pensieri e persone, e di aggirare per quanto possibile la censura delle autorità di governo. È la via contemporanea di unificare il dissenso attraverso la diffusione di e-samizdat, di samizdat virtuali, com’è successo – richiamando un paragone forse troppo imponente in questa fase, ma sicuramente paradigmatico – in quel periodo a cavallo tra gli anni settanta e ottanta nell’Europa orientale soggetta ai regimi filosovietici, sino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Al posto di una macchina per scrivere o di una penna per copiare i samizdat proibiti, Internet si è rivelato uno strumento molto più pratico per riprodurre e disseminare copie di testi fuori dai canali culturali istituzionali. Non solo in arabo, ma anche nel vecchio linguaggio dei colonizzatori, in inglese o in francese”.
Qualche riga del capitolo del mio Arabi Invisibili dedicato a blog e blogger arabi, che è possibile scaricare dal sito della Feltrinelli.