Fa sempre bene ogni tanto controllare quello che dice Debka, sito ovviamente di parte, che usa fonti dell’intelligence israeliana. Secondo Debka, consultazioni sarebbero andate avanti tra Mahmoud Abbas e Khaled Meshaal e sarebbe stato raggiunto un accordo in cinque punti, che prevederebbe un nuovo governo di unità nazionale fatto da tecnocrati, e non da esponenti di Fatah e Hamas. Quanto le indiscrezioni di Debka corrispondano alla realtà, è tutto da accertare. A favore, ci sarebbe il buio totale su quello che è successo a Damasco, a latere del summit della Lega Araba. Non si sa se Abbas abbia o meno incontrato Meshaal, ma nessuno ha detto che i due non si sono incontrati. In più, alla conferenza di Damasco era presente Mustafa Barghouthi, che un anno fa aveva mediato l’altro governo di unità nazionale. A sfavore della notizia di Debka, i negoziati stessi tra il governo israeliano e l’Autorità palestinese di Ramallah, che continuano, nonostante Hamas sia totalmente contraria. Due binari paralleli? Potrebbe essere.
Di certo, in casa palestinese l’impasse non potrà durare molto a lungo. Il rapporto finale della commissione indipendente d’inchiesta istituita dopo la morte di un imam molto conosciuto, appartenente a Hamas e alla famiglia Barghouthi, potrebbe rappresentare una tappa importante nelle relazioni tra Fatah e Hamas: il rapporto accusa esplicitamente il capo dell’intelligence palestinese, Tawfik Tirawi, come colui che porta la responsabilità morale e politica della morte di sheykh Barghouthi per le torture riportate durante gli interrogatori ai quali fu sottoposto. Resta da vedere, dunque, cosa deciderà Abbas: se qualcuno sarà ritenuto responsabile dell’accaduto, e se si aprirà un processo. Non c’è solo Gaza, insomma, e la richiesta di Abbas di ritornare allo status quo ante giugno 2007 (prima del colpo di mano di Hamas nella Striscia). La questione degli arresti di esponenti di Hamas, degli interrogatori, delle denunce di torture, delle chiusure di associazioni ritenute legate al movimento islamista in Cisgiordania – una politica seguita dal governo di Ramallah che dura da mesi -, è uno dei nervi scoperti nei rapporti tra Hamas e Fatah.