Il ragazzo delle frittate

E’ arrivato meno di un anno fa, nell’albergo che scelgo sempre quando scendo ad Amman. Magro, un po’ curvo, quei baffi tipici dei ragazzi che si sentono piu’ grandi. Il grande cappello da chef lo rende piu’ alto, e gli fornisce quel fisique du role indispensabile per responsabilizzarlo ancor di piu’ nel suo compito mattutino. Preparare le frittate per gli ospiti che fanno colazione nella grande sala che s’affaccia su uno dei viali affollati di Amman. Stesse frittate, ogni mattina, per turisti, uomini d’affari, frequent flyer (come me, insomma), ricche famiglie giordane, uomini che arrivano dal Golfo.
Sempre, ogni mattina, con lo stesso sorriso e la stessa timidezza. Ogni volta che torno, pero’, con piu’ maestria nel far volare – appena un po’, niente di eclatante – le omelette. E con quella punta in piu’ di sicurezza che lo rende molto piu’ tranquillo, a paragone del coscienzioso timore che si leggeva nei suoi occhi quando preparava frittate meno di un anno fa. Stamattina, un anziano turista inglese, uno di quelli a cui l’eta’ concede di essere sereni e ironici, gli ha fatto i complimenti, e ha detto al diretto superiore del nostro “ragazzo delle frittate” che lo avrebbero dovuto pagare di piu’, perche’ era molto bravo. Il ragazzo ha avuto quel suo sorriso timido, adolescenziale e ‘allegro contenuto’ che noi frequent flyer gli abbiamo sempre visto. Ma c’era anche, finalmente, compiacimento: ha finalmente imparato a fare le frittate. Sta diventando un maestro.
Morale (pleonastica): di questi piccoli successi dei ragazzi arabi non parliamo mai. Ma noi, quelli della razza dei frequent flyer, per fortuna riusciamo a soffermarci ancora sui loro sorrisi.

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