Niente cibo, manca la benzina

A Gaza le Nazioni Unite non distribuiscono oggi i pacchi alimentari a centinaia di migliaia di persone, che per mangiare fanno invece affidamento sul cibo dell’Unrwa, del Pam e di tutta la catena umanitaria dell’Onu. Manca completamente il carburante per i veicoli che si occupano della distribuzione, dicono i funzionari onusiani. E ieri Israele ha aperto, ma solo di poco, il rubinetto del carburante, facendo entrare alcune cisterne per consentire alla centrale elettrica di Gaza di rimettersi in funzione. Ma per quanto ancora?
Per seguire ed essere aggiornati sulla crisi umanitaria, basta leggere il rapporto mensile, incredibilmente accurato, che redige l’ufficio Ocha di Gerusalemme, e al quale partecipano tutte le agenzie dell’Onu presenti nei Territori Palestinesi Occupati: lo Humanitarian Monitor.

A proposito di Invisibili:c’è un commovente blog di una volontaria giapponese, Yumi Terahata, che vive e lavora a Rafah da quattro anni in un programma di sostegno agli adolescenti vittime di violenza. E’ una lettura fondamentale non solo per comprendere cosa succede nella vita quotidiana di Gaza, ma soprattutto per capire quanto sia fondamentale dare di nuovo agli Invisibili nome, volto, carta d’identità.

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