Ieri ho bevuto il miglior caffé arabo dei miei anni di permanenza nella regione. Forte ma non fortissimo, profumato, fresco, poco zucchero. Il vecchio signore palestinese che me lo ha preparato, Abu Walid, mi ha spiegato il segreto di un caffé tanto buono: lui va nel negozietto dove tutti i palestinesi della Città Vecchia vanno a rifornirsi di caffé, e chiede 250 grammi di Eden, 250 di Brasilia, 20 grammi di caffé torrefatto, e appena un po’ di cardamomo. La miscela è raffinatissima. E ha decisamente poco a che fare con la nuova tendenza dei caffé in Medio Oriente.
Anche il caffè, infatti, sta subendo una trasformazione pesante, riguardo all’immaginario. Prima i caffè erano quelli degli scrittori (in Italia si riunivano in molti per parlare, in Israele invece ogni scrittore ne ha uno suo, di caffè, dove stare… da solo e scrivere), ora ci sono le multinazionali in franchising, e anche i caffè hanno perso il sapore – appunto – di un tempo. A Ramallah ancora resiste qualche piccolo caffé che funge da punto di ritrovo per l’intellighentsjia, di quelli dove sai che trovi tutti quelli che vuoi trovare. A Tel Aviv il franchising ha occupato gran parte del mercato, e anche i vecchi caffé, come quello di Shenkin, hanno perso l’allure di un tempo. A Gerusalemme resiste ancora qualche vecchio posto amato da singoli scrittori (ognuno ha il proprio), ma non è più come un tempo.
Il Medio Oriente (aeroporti compresi, anzi, aeroporti in prima fila) è una delle piazze più gettonate per la battaglia dei grandi marchi, da Starbucks a Segafredo, per non parlare di Illy che ha fatto da battistrada. Una guerra che modifica anche i modi di prendere il caffè, ovviamente. L’espresso non è più la tazzina italiana, ma è l’espresso double all’americana. Il cappuccino è dentro tazzoni, anzi, mug da almeno 30 cl, e l’uso della lingua italiana è solo un artificio per una diversa cultura del bere. lontana dall’Italia tanto quanto dal Medio Oriente, quello del tè dolcissimo e servito in bicchieri piccoli. Del caffé di Abu Walid. Dei caffé narrati da Naguib Mahfouz (diffidare, però, dalle imitazioni propinate al turista al Cairo).