Tahdiyya, parte seconda

L’inizio simbolico della seconda parte dei “negoziati” tra Israele e Hamas è decretato – dice la stampa – dalla visita odierna di Ehud Olmert a Sharm el Sheykh, per un incontro con Hosni Mubarak. E la seconda parte dei “negoziati” non è cosa semplice. Perché coinvolge la questione dello scambio dei prigionieri, e – su di un tavolo separato, si arguisce – dell’apertura del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto. Sullo scambio di prigionieri, il nodo non è solo il numero di detenuti palestinesi che Israele è disposto a liberare, né solo la tempistica, e cioè in quale fase dello scambio di prigionieri dovrebbe essere liberato il caporale Gilad Shalit. Il vero nodo è quali detenuti, con quali sentenze sulle spalle, appartenenti a quali fazioni armate o movimenti politici. Mahmoud A-Zahhar, il leader di Hamas che a questo punto sembra aver assunto il ruolo principale nel negoziato, ha spiegato al quotidiano al Ayyam le tre condizioni poste dal movimento islamista: “1) The Israeli government has to change its criteria which means to take a decision to cancel what they term as prisoners who have blood on their hands because all presidents of Israel and prime ministers and ministers and every soldier have Palestinian blood on their hands; this is not acceptable; the core of the deal is to release the heroes of the Palestinian people. 2) the second step is to see the Israeli higher court and all courts and the Israeli government to create a public culture that if they want the release of the soldier, they must not launch political maneuvers like seeing some families heading to the higher court to stop certain measures; these maneuvers must be stopped; 3) to have the Israeli President sign the deal because the Israeli government and all its institutions and the presidency are responsible for the deal”. La richiesta a Shimon Peres di firmare l’accordo sembra la più difficile: vorrebbe dire riconoscere Hamas da parte dello stato israeliano, e sembrerebbe in più un coinvolgimento di Peres esattamente vent’anni dopo l’incontro tra Zahhar e l’allora vicepremier Peres (richiesto da Peres9 durante la prima intifada, quando il governo israeliano aveva sondato il terreno con Hamas per far concludere la prima rivolta delle pietre.

Da non perdere di vista, neanche oggi, il dialogo per la riconciliazione nazionale interpalestinese, nel quale sono entrati – com’era successo per la crisi libanese – il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa e il premier del Qatar. Forse Mahmoud Abbas potrebbe incontrare Khaled Meshaal a Damasco, durante la prossima visita in Siria del presidente dell’ANP. Mi sembra un po’ presto, perché Abbas e Meshaal si incontrino con qualche costrutto, visto che i dirigenti di medio livello di Fatah e Hamas sono ancora impegnati in schermaglie.

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