Camilleri, lei è tutti noi

Per fortuna che qualcuno ancora s’indigna, nell’ex Belpaese, quello degli “italiani brava gente” (ma i colonizzati d’Africa non sarebbero d’accordo), degli italiani solidali, degli italiani che vanno a fare il peacekeeping e sono diversi dagli altri contingenti, degli italiani che erano (e sono) emigranti, degli italiani che hanno avuto il fascismo per oltre vent’anni e se ne sono liberati solo perché è arrivata una guerra mondiale e le forze di liberazione (ad aiutare i partigiani), degli italiani della Costituente, degli italiani che hanno esportato pizza e spaghetti (ma anche le mine antiuomo e un bel po’ d’armi). Meno male che Andrea Camilleri (la foto all’Esquilino, alla manifestazione dell’Arci, è tratta da repubblica.it) è andato a dare le sue impronte, assieme a Moni Ovadia e ad Ascanio Celestini e a (pochi) politici del centrosinistra. Ma se il papà di Montalbano è dovuto scendere in piazza, significa che la situazione è seria. E se anche gli scrittori più giovani di lui trovassero il coraggio di indignarsi, non sarebbe una bella pagina, per una intellighentsjia, come quella italiana, che solo in alcuni rari momenti della sua storia -non solo novecentesca – ha saputo dimenticare le beghe (condominial-letterarie) e scendere nel cuore della società?

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