L’enciclopedia del dattero

Il re del ramadan, si sa, è il dattero. Quello con il quale, secondo la tradizione, si rompe il digiuno al tramonto. Anche il dattero, il tamer, fa parte dei tempi moderni. E dunque, se sul dattero volete sapere non solo l’uso tradizionale, non solo le ricette di dolcetti o agnello aromatizzato, non solo i diversi tipi a seconda del paese, islamonline ha inaugurato dal primo giorno di questo ramadan una rubrica dedicata solo al dattero. Con una finestra, aggiornata quotidianamente, sulle qualità nutrizionali del dattero: dalla presenza di antiossidanti alle proprietà anticancerogene.
Valori nutrizionali a parte, l’aura della tradizione è molto più affascinante, come si deduce dall’elogio del dattero fatto da Farouk Mardam Bey nella sua Cucina di Ziryab, edita qualche anno fa da Edizioni Lavoro. Scrive Mardam Bey, raffinatissimo intellettuale siriano che vive da decenni a Parigi, protagonista della più importante casa editrice francese che pubblica letteratura araba (Actes Sud), ricordando leggende popolari e hadith del Profeta:
“Dio creò la palma da dattero con lo stesso fango dal quale aveva tratto Adamo. Se ne concluse, un po’ dovunque nel mondo islamico, che la si trattava di un albero a parte. La creatura del regno vegetale più vicina agli umani. La palma infatti sarebbe in questo caso nostra zia, e più precisamente nostra zia paterna, come viene chiamata in molti detti attribuiti al Profeta. In tal mondo, anche se con maggior affetto, i musulmani non facevano che riprendere l’eredità dei popoli antichi del Vicino Oriente, i quali per primi avevano coltivato la palma da dattero. […] Albero sacro presso i sumeri, poi presso gli assiro-babilonesi, la palma da dattero era in Egitto l’albero della vita”…
…e via elencando il ruolo centrale della palma da datteri tra i greci, gli ebrei, i primi cristiani, gli arabi. Il tutto condito con le ricette del riso alla melassa di datteri, della tajine di carne d’agnello ai datteri, della marmellata di datteri freschi…

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