Meschino, mischinu, mezquino, mesquinho, mesquin, mesquì. Rispettivamente: italiano, siciliano (ma anche calabrese), spagnolo, portoghese, francese, catalano. Potrei continuare, e inserire la variante partenopea, genovese, e chissà quale altra in giro per il Mediterraneo. Meschino, lo si sa, deriva dall’arabo miskin, e la cosa particolare – secondo me – è che nell’accezione popolare ha conservato il significato meno negativo, lasciando alla lingua alta quel tono di sufficienza che ne connota il senso. Meschino come spregevole è più letterario. Meschino come povero, poveretto, è più popolare. E in questa versione popolare c’è tutta l’empatia, la compassione, la simpatia che lega chi pronuncia la parola meschino al meschino stesso, colpito dalla sorte, dalla malattia, dal lutto e dal dolore. Una persona assieme alla quale si soffre, insomma, cercando di mettersi nei panni dell’altro.