Bambini speciali

E se avessero messo mio figlio in una classe speciale? Per il suo bene, s’intende. Perché non è arabo, è italiano, e allora sarebbe stato meglio insegnargli prima i rudimenti di lingua araba, i modi di pensare, i comportamenti leciti o non leciti… Non volevo credere ai miei occhi, quando ho letto della mozione della Lega, passata alla Camera, che vorrebbe istituire “classi di inserimento”. Cosiddette “classi di inserimento”. Per fortuna non sono in Italia, per fortuna mio figlio ha fatto i suoi primi sette anni scolastici (tra asili, primina ed elementari) in un posto diverso, tra Cairo e Gerusalemme. Tra i leoni, insomma. I quali leoni hanno accolto mio figlio, straniero, senza alcun problema o pregiudizio. E dal canto suo mio figlio, come tutti i bambini stranieri che ho conosciuto in questi sette anni, non ha avuto nessun problema a imparare lingua e comportamenti assieme agli altri. Anzi: è stato l’unico modo pedagogicamente valido per impararli.

Addendum: ho conosciuto le scuole speciali, quasi vent’anni fa, nell’allora Germania ovest. Tuebingen, per la precisione. In Germania si chiamano Sonderschule. Ci vanno a finire soprattutto i bambini italiani, perché non rendono tanto. Sono figli di immigrati, ovviamente.

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