Piccolo inciso sul web italiano, che oggi dà prova di esserci. Dopo l’ennesima gaffe di Berlusconi sull’abbronzatura [sic!] di Obama e in mancanza di altri luoghi possibili, la Rete italiana si è mossa, magari in ordine sparso, ma si è mossa. Con i messaggi al New York Times per scusarsi del ‘nostro’ presidente del consiglio, e con le iniziative virtuali, come abbronzatissimi, un blog creato all’uopo per chiamare la gente (abbronzata, ovviamente) in piazza a Roma, o come alcuni gruppi su Facebook. Uno di questi, Da italiano mi vergogno di essere rappresentato nel mondo da Berlusconi, ha ottenuto nel giro di poche ore oltre trecento adesioni.
Devo dire che io ci ho fatto un po’ il callo, alle gaffe di Berlusconi. Ero al Cairo, quando da Berlino, e sempre nella funzione di presidente del consiglio, parlò della superiorità della civiltà occidentale [ari-si!], e non ci si scaldò così tanto di una frase del genere, che suscitò un astio ancora non sopito tra gli arabi, noti per avere la memoria lunga. Per fortuna, sull’abbronzatura di Obama ci si scalda. Meglio tardi che mai.
Ah, il commento più bello è quello di Luca de Leone: Obama ha cambiato slogan. Dall’ormai mitico yes, we can, al più prosaico yes, we tan.