Della visita in Siria di David Miliband, giovane foreign secretary del governo di Gordon Brown se n’è ovviamente occupata la Bbc. Fuori dalla Gran Bretagna e dalla Siria, invece, non è che ci sia stato tutto questo interesse per una visita che, invece, dice qualcosa sui movimenti in corso nel Levante. Insomma, l’arrivo di Miliban segnala che la Gran Bretagna continua, come ha fatto in tutti gli anni recenti, il suo lavoro dietro le quinte per migliorare i rapporti con Damasco. E la presenza di Miliband in questo autunno segnato dalla fine dell’era Bush dice anche che, più dell’America in transizione, tocca ad altri tentare di mitigare i venti impetuosi che rischiano di riprendere vigore nell’area. A conferma che qualcosa d’interessante si muove, c’è la notizia riportata dal Times: “Britain re-established high-level intelligence links with the Syrian authorities (…). The newly revived intelligence relationship could be hugely beneficial to Britain. Syria is known to have one of the best intelligence-gathering systems in the Middle East, in particular in tracking the movements of Islamic extremists into Iraq and around the region”.