Fuoco annunciato

Caccia all’uomo. Così è stato descritto quello che i coloni radicali hanno fatto a Hebron, contro i palestinesi, dopo l’evacuazione di una casa palestinese occupata. Macchine bruciate, case prese di mira, palestinesi feriti. La cronaca della giornata di fuoco è di quelle che fanno venire i brividi, non solo per quello che è successo ieri, ma per quello che potrebbe succedere, se i fuochi non vengono spenti subito. La reazione palestinese è stata incredibilmente moderata, se si pensa al momento e al luogo in cui i coloni radicali hanno dato sfogo alla loro rabbia.

Hebron non è solo il luogo in cui Baruch Goldstein ha compiuto il massacro nella moschea Ibrahimi, il 25 febbraio del 1994. E’ anche la roccaforte di Hamas in Cisgiordania, e il fatto che a Hebron siano recentemente arrivati centinaia di poliziotti inquadrati nelle forze di sicurezza fedeli ad Abu Mazen, non vuol dire che il governo di Ramallah riesca già a controllare tutto il territorio. Hamas, dunque, sembra voler tenere il profilo basso, almeno per ora, e non volere lo scontro con gli israeliani. La corda, però, si sta sfilacciando, e le provocazioni stanno anche scatenando le reazioni dure dei dirigenti dell’ANP, che sentirà anche il fiato sul collo della popolazione. Due gruppi armati, le brigate dei Martiri di Al Aqsa legate a Fatah e i Comitati di resistenza popolare, hanno minacciato l’intifada se la situazione non migliora.

I segnali d’allarme, comunque, erano iniziati molti mesi fa, quando si erano intensificati gli attacchi dei coloni ai palestinesi, e i settler avevano anche alzato il tiro delle provocazioni verso i diplomatici e gli internazionali. A parte le dichiazioni dure del governo israeliano, ora bisognerà vedere cosa si farà nel concreto. E sperare che le miccie non diano fuoco a una paglia già secca. da tempo.

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