Missione impossibile, certo, ma visto che la situazione è veramente delicata e che a gennaio rischia di arrivare al redde rationem, tanto vale provarci. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme tra i palestinesi (che in Cisgiordania sono circa due milioni e mezzo, e a Gaza un altro milione e mezzo) per spingere Fatah e Hamas a raggiungere un accordo e a formare un governo di unità nazionale. Non è un caso che l’iniziativa parta da Nablus, una volta il cuore economico della Cisgiordania. E’ una città bella, vivace, ed è anche una di quelle per le quali sarà più difficile arrivare a un accordo di pace con gli israeliani, visto che è totalmente circondata dalle colonie.
Il primo elenco di firmatari è di quelli che contano, non solo nella politica ma nell’intellighentsija palestinese. Tutto sta a vedere se sarà l’ennesimo tentativo velleitario, o il segnale che qualcosa si sta muovendo oltre le fazioni. “The campaign counts among its supporters billionaire Munib Al-Masri, the education minister in the Hamas-led government of 2006, Nasser Ad-din Ash-Sha’er, former Fatah lawmaker Husam Khader, Fatah leader Taysir Nasrallah, the planning minister in the former Hamas government, Samir Abu Eisha and a professor and minister of justice in the 207 unity government, Ali As-Sartawi“. Segnalo solo che Nasser Addin ash Shaer, ex premier del governo monocolore di Hamas nel 2006, che smentisce sempre di essere un membro di Hamas e accetta solo la definizione di essere un islamista moderato (alla turca, insomma), ha avuto un lungo incontro con Jimmy Carter quando l’ex presidente americano è venuto in visita in Cisgiordania.