Dopo Obama, Meshaal rilancia

E’ la prima uscita ufficiale del leader del bureau politico di Hamas dopo il discorso di Barack Obama al Cairo. Khaled Meshaal accetta sostanzialmente il tono nuovo di Obama, nota che la parola ‘terrorismo’ non c’è, che c’è invece resistenza. E poi rifiuta le precondizioni, e contesta una visione della situazione palestinese simile a quella degli afro-americani, un paragone che Obama aveva fatto più o meno esplicitamente. Stralci dell’intervista a Sharq el Awsat sono riportati sul sito israeliano Ynet.

Di Hamas e della possibilità che qualcosa si muova sul piano dei negoziati parla anche Marc Lynch sul suo blog su Foreign Policy.

During his first public visit to Cairo in some two years, at a time of deep intra-Palestinian tension, Meshaal struck a surprisingly upbeat tone on issues ranging from peace talks to the future of the Cairo-led talks with Fatah over a Palestinian government of national unity.

Non sono poi molto sorpresa che Meshaal risponda in questo modo al discorso di Obama, o che spinga per un governo di unità nazionale. Mi sembra in linea con quanto ha detto negli ultimi anni, comprese varie mosse di avvicinamento. La vera novità sta semmai nel fatto di essere andato al Cairo, una piazza molto difficile per Meshaal, considerato il più vicino a Teheran. Sinora, Moussa Abu Marzouq e l’uomo a lui più vicino, Mohammed Nasr, erano stati coloro che avevano curato i rapporti col mondo arabo, nella leadership a Damasco. Che i tempi siano molto stretti (e molto delicati) lo dimostra proprio la sua presenza al Cairo, senza più delegare nessuno.

Lascia un commento