Forse l’avremmo chiamata, negli anni Settanta, controinformazione. Poi è arrivata l’informazione del dissenso. Ora la chiamiamo citizens’ journalism. Non è semplicemente il giornalismo dei cittadini, è soprattutto l’affermazione del proprio diritto/dovere di essere cittadini. Diventa eclatante a Teheran, dove il ‘giornalismo dei cittadini’ diventa l’unico, l’unica finestra sulle manifestazioni in corso contro il risultato elettorale e contro il sistema di potere di cui Ahmadinejad è espressione. Ma il citizens’ journalism non è cosa nuova, in Medio Oriente. E’ emerso da anni, da quando si è formata una nuova generazione di internauti, blogger, utenti (attivi) del web. In Italia diventa una notizia ora, perché è a Teheran che ora si stanno esprimendo. Solo, però, la lunga esperienza accumulata in questi (almeno) ultimi cinque anni ha fatto sì che la prova espressa in Iran sia così buona.
Non sorprendetevi, insomma. I blogger, gli utenti di twitter, gli animatori dei social network c’erano anche prima. Arabi e persiani erano già usciti da tempo dalle grotte. E’ solo che molti, in Occidente, non se n’erano accorti.