La lotta si fa dura

Sin dall’insediamento dell’amministrazione Obama, sin dalle prime mosse del presidente sul Medio Oriente, sin dalla (quasi) contemporanea designazione di Goerge Mitchell prima, e Hillary Clinton dopo, aveva pensato che il vero problema a Washigton sarebbe stato quello della schizofrenia. C’è un articoletto su Ynet, oggi, che adombra proprio questo. Adombra che le differenze tra Mitchell e la Clinton sinora non sia ancora scoppiate, ma…

A dire la verità, l’articolo prende spunto da un commento pubblicato sul National Review da Elliott Abrams, uno dei protagonisti della politica estera americana versione Bush. Vista la fonte, bisogna capire se quello che dice Abrams, e cioè che Mitchell si dovrebbe dimettere appena riesce a far congelare le colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme est, sia un suo desiderio, oppure la verità. Certo, certissimo è che la politica perseguita da Mitchell è l’opposto di quella che Abrams seguiva.

A senior American official spoke of “professional differences” between Mitchell and Secretary of State Hillary Clinton, but told Ynet that the disagreement has not deteriorated to a full-blown crisis.

Mitchell is reportedly displeased with the recent appointment of Obama confidante Dennis Ross as special advisor to Clinton on the Gulf region, including Iran. However, it is estimated that Obama will prevent Mitchell from resigning at a time when the US is looking to jumpstart the negotiations between Israel and the Palestinians and lay out a new plan that would promote a solution to the conflict based on the “two states for two peoples” paradigm.

Un rapido giretto virtuale, e si scopre che Mitchell ha già smentito di volersi dimettere. Dovrebbe venire in Medio Oriente in questi giorni, non si sa ancora quando e soprattutto chi incontrerà. Il suo numero due Frederick C. Hof, di cui si parla bene, sta invece facendo un tour nell’area.

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