Narra la leggenda (ma qualche fondo di verità sembra ci sia) che Sambuca di Sicilia derivi il suo nome da un emiro, Zabut, forse nella dizione esatta al Chabut, arrivato al seguito del conquistatore Ibn Mankud. E Sambuca, sino a che non intervenne il fascismo, Zabut si chiamava. Qualcosa di vero, nel far derivare il nome di Sambuca da quello di un emiro, c’è. Eccome. Basta passeggiare nei Vicoli Saraceni, nel Quartiere Arabo che si estende sotto la chiesa Matrice, costruita a sua volta sulla fortezza di Zabut. Vicoli tanto stretti da ricordare le viuzze della Città Vecchia di Gerusalemme.
Gli arabi, insomma, c’erano già in Sicilia. La fortezza di Mazallakkar, nell’artificiale lago Arancio che è sotto Sambuca, è ricordata dal grande geografo Idris. Fa parte di quella geografia araba che è evidentissima nella toponomastica siciliana. Ci stettero anche secoli, gli arabi. Ma già, erano invasori. Come i longobardi, per esempio, che certo non erano indigeni.
Quando faremo pace con la nostra identità, fatta di invasioni, di commistioni, di mescolii, sarà sempre troppo tardi.
La foto è tratta dal sito dell’Unione delle Terre Sicane.
