Hamas ha accettato una delle proposte più delicate nel negoziato con Fatah mediato dagli egiziani. La riconciliazione sulla questione elettorale. Le elezioni politiche, presidenziali e quelle del consiglio nazionale palestinese (il parlamento dell’OLP) si potrebbero dunque svolgere nel giugno del 2010. Le voci già giravano, a Ramallah, ma la conferma è arrivata oggi da una fonte non solo autorevole, ma anche di spessore come Jibril Rajoub, diventato il vicesegretario del comitato centrale di Fatah (dopo il congresso dello scorso agosto), e fratello del leader di Hamas a Hebron (deputato, e da oltre tre anni rinchiuso in un carcere israeliano).
La notizia arriva in contemporanea (e non sembra proprio un caso) con la riapertura del dossier Shalit, segnata dall’arrivo in mano israeliana di un video di due minuti sul caporale rapito alla fine di giugno del 2006, e dalla contemporanea liberazione da parte degli israeliani di venti donne detenute nelle proprie carceri. Compresa una ragazza di quindici anni, un episodio – questo – che getta un po’ di luce sulla poco conosciuta storia delle centinaia di minori palestinesi detenuti negli istituti penitenziari israeliani. E a confermare che stavolta il negoziato sullo scambio di prigionieri potrebbe arrivare a un risultato, c’è la presenza di Ernst Urlau, mediatore tedesco che già aveva ottenuto un successo importante in una simile trattativa sui prigionieri. Era il 2003, era primo ministro Ariel Sharon, e vi fu uno scambio di prigionieri tra Israele e Hezbollah nel quadro del quale furono liberati anche prigionieri giordani e palestinesi.
Mahmoud Zahhar aggiunge un altro elemento, secondo Al Quds: che a spingere per il primo rilascio delle 20 detenute palestinesi siano stati i buoni uffici dell’ex presidente americano Jimmy Carter. Credibile, visto l’attivismo di Carter negli anni più recenti, e gli incontri reiterati con i leader di Hamas.