Il prima e il dopo Gaza

Sul numero 22 di Outreterre, la rivista francese di geopolitica diretta da Michel Korinman, c’è un mio saggio su Hamas. Un saggio scritto invero più di qualche mese fa. Questa è la versione in italiano.

C’è un prima di Gaza. E c’è un dopo Gaza. Non solo nel profilo di Gaza City, di Rafah, del quartiere di Al Zeitoun o nella cittadina di Beit Lahya, dei palazzi distrutti, della strade dissestate, della trama architettonica devastata. Non solo nel censimento degli abitanti della Striscia di Gaza, prima e dopo i bombardamenti. Ma anche nella politica di Hamas, che ha sicuramente perso uno dei leader di Gaza, Said Siyyam, ucciso in un omicidio mirato israeliano, e ha costretto dirigenti come Mahmou A-Zahhar a non mostrarsi più in pubblico, e a non partecipare ai negoziati con gli egiziani per la tregua con Israele e la riconciliazione con Fatah. C’è un prima dell’Operazione Piombo Fuso, in cui a Gaza si stava cristallizzando il potere di fatto che il movimento islamista aveva conseguito sul campo nel giugno del 2007. E c’è un dopo in cui, per la prima volta dopo oltre un anno e mezzo di gestione del potere, l’ala cosiddetta moderata è tornata a farsi vedere. I segnali sono chiari, evidenti già nella scelta dei negoziatori che hanno fatto la spola, per settimane, tra la Striscia e il Cairo per trattare su due tavoli contemporanei: la tregua con Israele e la riconciliazione con Fatah. L’esponente più di rilievo del gruppo negoziale ha un nome poco conosciuto al pubblico, ma che nella nomenklatura di Hamas significa qualcosa di ben preciso. Salah al Bardawil non è stato, infatti, uno dei dirigenti più in vista a Gaza dopo le elezioni che il 25 gennaio 2006 decretarono il successo di Hamas e, di conseguenza, il suo ingresso nelle stanze del potere dell’ANP. Salah al Bardawil ha una storia che nasce da prima, dalla metà degli anni Novanta, quando lui e pochi altri esponenti islamisti si trovarono dentro un esperimento politico che sarebbe durato solo pochi anni, sino al 2000 e allo scoppio della Seconda Intifada, ma che avrebbe poi inciso sulla svolta partecipativa di Hamas nel 2005.

L’esperimento si chiamava Al Khalas, lo Hizb al khalas al watani al islami, ed era stato fondato nel 1996, nonostante la discussione andasse avanti almeno da due anni, subito dopo l’arrivo di Yasser Arafat e dell’ANP nella Striscia di Gaza. Doveva essere l’ala politica di Hamas.

Per continuare a leggere il saggio, collegati al sito di Lettera22.

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