Photo-op, ma non solo

A beneficio delle telecamere, Ismail Haniyeh, premier del governo de facto di Hamas a Gaza, e Nabil Shaath, uno dei più vecchi leader di Fatah, si incontrano e si abbracciano, molto sorridenti, a Gaza City. E’ la prima volta che un dirigente di Fatah non solo mette piede nella Striscia dopo il coup di Hamas del giugno del 2007, ma incontra i dirigenti del movimento islamista. Non sembra solo una photo-opportunity, come si dice in gergo, e cioè solo un incontro a beneficio del video e delle necessità mediatiche di entrambi i contendenti. Si parla della riconciliazione: nessuno ci crede più, ma Shaath è ancora uno dei pochi che riesce a non far tagliare i fili che legano Gaza e Cisgiordania. Le biografie, in questo caso, sono importanti: entrambi, Haniyeh e Shaath, vengono dal campo profughi di Shati, accanto a Gaza City.

La visita di Shaath era stata preceduta da una delle rare interviste di Haniyeh, stavolta alla France Presse, in cui il leader di Hamas cerca ancora una volta di riaprire i canali con Unione Europea e Stati Uniti.

“They have to recognise us first, the right of the Palestinian people, we are the victims,” said the 48-year-old, who merely repeated that Hamas supports “the establishment of a Palestinian state with the 1967 borders.”

The Palestinians want their future state based on borders before the Arab-Israeli war of June 1967, with its capital in east Jerusalem, which is predominantly Arab and was annexed by Israel in the conflict.

The Hamas prime minister said his movement had come “closer in political terms” to conditions issued by the Quartet — the US, EU, Russia and the United Nations — to open dialogue, including a “long-term ceasefire.”


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