Tempo di negoziati?

La storia dei negoziati tra israeliani e palestinesi (non li definisco negoziati di pace perché la pace è ancora molto lontana, e purtroppo non basterà un incontro a Washington…) ci ha preparato ad attenderci una recrudescenza di violenza.

Ed è quello che è successo non solo ieri, ma nelle scorse settimane in Cisgiordania. Ieri, nei dintorni di una delle colonie israeliane in Cisgiordania più radicali, Kiryat Arba, sono stati uccisi in un attentato terroristico quattro coloni, tutti residenti in un’area dove la tensione è altissima, da tanto tempo. Tanto alta che anche sulle rivendicazioni dell’attentato si sta indagando, per capire se sia più fondata quella delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, braccio armato di Fatah, o quella di Hamas che (da Gaza, e non si tratta di un dettaglio) mette la firma delle proprie Brigate Ezzedin al Qassam sotto l’uccisione di due uomini e due donne mentre transitavano in macchina nel villaggio palestinese di Bani Naim, alla periferia di Hebron, proprio a ridosso degli insediamenti illegali. Kiryat Arba in testa, quella dov’è sepolto Baruch Goldstein, il colono che massacrò 29 fedeli nella moschea Ibrahimi di Hebron, nel febbraio del 1994.

L’attentato di ieri non cade isolato. Giunge alla fine di un mese, quello appena trascorso, in cui la tensione tra palestinesi e coloni israeliani ha raggiunto punte di frizione molto alte. Maannews ricorda ad esempio che qualche ora prima dell’attentato dieci coloni avevano aperto il fuoco contro tre adolescenti palestinesi nell’area di Salfit. Un altro esempio, tra i tanti: alcuni giorni fa 50 coloni dell’insediamento Kharsina, sempre nella zona di Hebron, avevano attaccato una casa e alcune macchine in un quartiere del capoluogo meridionale della Cisgiordania, mentre è lunga la lista degli attacchi alle terre, alle proprietà palestinesi vicine alle colonie, con olivi sradicati, e assalti ai contadini. A colpi di pietre, spesso, così come a colpi di pietre i palestinesi, soprattutto di notte, colpiscono le macchine dei coloni per le strade della Cisgiordania.

In una sola settimana a metà agosto, l’OCHA, l’ufficio umanitario dell’Onu per i Territori Palestinesi Occupati, ha contato sette attacchi da parte di coloni a palestinesi, segnalando anche un forte aumento nel numero degli attacchi durante il 2010, rispetto all’anno precedente:

OCHA documented seven incidents involving Israeli settlers that resulted in either Palestinian injuries or
damage to Palestinian property. A total of 179 such incidents have taken place in 2010, compared to 100
incidents reported in the same period last year. A number of incidents involving prevention of access,
harassment and intimidation by Israeli settlers were also reported.

Se la rivendicazione fatta da Hamas si rilevasse fondata (intanto, le forze di sicurezza dell’ANP di Ramallah hanno compiuto decine di arresti tra le file del movimento islamista palestinese), ciò significherebbe un cambiamento forte nella strategia dello Harakat al Muqawwama al Islamiyya. Attacchi così violenti ai coloni non si verificavano da molto tempo, e da oltre cinque anni Hamas aveva anche deciso di sospendere gli attentati suicidi dentro le città israeliane. Stiamo insomma assistendo a un cambiamento nella strategia armata di Hamas? Certo è che l’attentato di ieri sera piomba sul tavolo dei negoziati, riportando la questione della sicurezza di Israele nelle priorità e mortificando, in questo modo, le richieste palestinesi. Ivi compresa la richiesta di congelamento nell’espansione delle colonie israeliane sia in Cisgiordania sia dentro la parte occupata di Gerusalemme, Gerusalemme est.

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