L’ultimo numero di Words Without Borders è tutto sulla nuova letteratura mediorientale. Nuova? Diciamo, meno conosciuta. Diciamo, la letteratura mediorientale che ingloba tutta la congerie linguistica che arriva molto più a oriente. Arabo, ebraico, turco, urdu, persiano…
E così, la rivista web che rende disponibili in inglese testi difficilmente accessibili nelle lingue originali, pubblica per esempio la vecchia riflessione di Khalil Gibran sulla lingua araba.
Interessante My Father’s Antenna di Fouad Laroui, sull’arrivo della tv in un paesino marocchino. Niente di più e niente di meno dello stesso stupore che è possibile narrare sull’arrivo della tv nell’Italia dei paesi e dei vecchi quartieri cittadini… Laroui, a dire il vero, scrive in lingua accessibilissima, in francese. E’ uno di quegli intellettuali maghrebini che viaggiano con la propria identità tra le sponde di mondi vicini, tra Casablanca, Parigi e Amsterdam. E’ tra i finalisti del Goncourt e ha scritto un testo non di fiction, De l’islamisme, da laico contro il discorso integralista, ma senza l’integralismo laico che spesso rende il dibattito sterile.
E poi musica. Torna Fayrouz, ormai molto anziana, con un album che ha già fatto il giro del mondo arabo. Eh Fi Amal, che significa suppergiù, Ehi, C’è ancora speranza. Sembra che non sia arrivato – il CD di Fayrouz – né in Arabia Saudita, né in Egitto. Ma ora non è un problema. Il popolo – esteso – dei fan della grande cantante libanese, l’eterna rivale di Umm Kulthoum, si scaricano l’ultimo album direttamente dalla Rete. Eh, potenza del download…
La foto, scattata nella splendida marocchina Fez, è di Francesca Nardi
