Sei anni dopo

Sono passati esattamente sei anni dalla morte di Yasser Arafat. E a Gerusalemme si respirava tutt’altra aria. Non solo perché l’aria era riempita dai canti coranici recitati in onore di Abu Ammar. Ma perché molto era diverso. Sembrava, allora, che fosse possibile una transizione politica palestinese. La miopia della comunità occidentale non l’ha resa possibile, dopo aver dato il via libera a Hamas a partecipare alle elezioni politiche. Ora, di tanto in tanto, qualche voce dentro la diplomazia occidentale mi dice che sì, in effetti, allora sbagliarono… A far la Cassandra non si hanno molte soddisfazioni. Per niente, anzi. Comunque, ora l’aria è diversa, e stiamo qui a ragionare di congelamenti più o meno temporanei, estesi, chissà, mentre sul terreno l’aggressività latente si intravvede, si vede, si tocca, a Gerusalemme est ancor più che in Cisgiordania. I fine settimana sono diventati appuntamenti per le proteste (pacifiche) in almeno quattro cittadine della Cisgiordania toccate dal Muro o dalle colonie israeliane. E la tensione nei quartieri palestinesi di Gerusalemme est si respira ampiamente, da Sheykh Jarrah a Issawiya. Sei anni possono essere tanti, qui a Gerusalemme.

Nel frattempo, stacco la spina per qualche giorno. Ma non è detto che non aggiorni il blog. E dunque, come sempre, stay tuned.

La foto è di Francesco Fossa

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