“Mi ricordo ancora […] l’emozione profonda che mi penetrò quando, dopo un cammino faticoso attraverso monti e valli, per dei sentieri che non erano stati ancora trasformati in strade carrozzabili, intravvidi tutto d’un tratto, dietro l’ondulazione del terreno e arrivato su di un piano roccioso pieno di olivi secolari, le mura, le torri e le cupole di Gerusalemme. Il mulattiere arabo che mi accompagnava esclamò subito, scaricando il suo fucile: al Quds al Quds! (La Santa, La Santa!)”. Era il 1880, e a raccontare la sua prima volta a Gerusalemme era Victor Guérin, docente universitario, studioso, esperto di Medio Oriente e Nord Africa. L’esponente di un cattolicesimo francese decisamente imperialista, anche dal punto di vista religioso… Faceva parte di quella schiera di viaggiatori europei che descrissero l’oriente appena tornati nelle rispettive patrie. E a costruire quella percezione dell’oriente che Edward Said bollò – giustamente – come orientalismo. Il braccio culturale del nostro intervento a est del Mediterraneo.
E’ lui che ha prodotto la carta che ho messo a illustrazione di questo post. Carta datata 1881, e dunque poche decenni prima della fine dell’Impero Ottomano. La prima cosa che scorge, il nostro viaggiatore ottocentesco, sono le Mura di Solimano il Magnifico, le torri, le cupole. La Città Vecchia, insomma. Anche oggi, a circa un secolo e mezzo di distanza, la Gerusalemme che appare agli occhi dei viaggiatori è una città fortificata. Antimoderna, se si vuole. La città delle Mura. Non quelle antiche, che racchiudono semmai ora “solo” la dimensione religiosa e turistica di uno dei luoghi più contesi del mondo. Dopo un periodo di apertura alla modernità, tra fine dell’Impero Ottomano e inizio del Mandato Britannico, Gerusalemme torna alla dimensione premoderna e si cinge di Mura. Stavolta di cemento. Stavolta ancor più alte. E come succedeva sino al 1873, chiude anche le porte (i checkpoint) che immettono nella città, per proteggersi dall’esterno.
Avrai mai, questa città, la possibilità di aprirsi, di essere moderna non solo per pochi decenni?
(Riflessioni del lunedì mattina, suscitate da un bellissimo regalo, La Terre Sainte di Victor Guérin, appunto, in una bella edizione del 1897)
