Non è un messaggio in codice. E’ il tag usato in questi giorni dal web egiziano per chiamare a raccolta chi, oggi, protesterà contro il regime del presidente Hosni Mubarak. In una data che per gli egiziani è simbolica. La festa della polizia, dichiarata quest’anno per la prima volta festività nazionale con scuole e uffici chiusi. Decisione, questa, presa all’inizio di gennaio, mentre imperversavano le manifestazioni in Tunisia contro Ben Ali. Il fatto è che la festa della polizia non è solo simbolica in sé, ma viene considerata uno dei punti di partenza della Rivoluzione dei Giovani Ufficiali guidata da Gamal Abdel Nasser nel 1952. Allora, il 25 gennaio del 1952, la polizia difese la gente contro gli occupanti britannici.
Oggi, invece, la manifestazione è stata indetta per protestare contro le maniere – per così dire – rudi con le quali la polizia egiziana agisce contro chi contesta e chi protesta contro il presidente Mubarak. Negli ultimi anni, sono aumentate le denunce da parte delle associazioni nazionali e internazionali di difesa dei diritti umani contro le forze di sicurezza egiziane, accusate di arresti illegali, torture e maltrattamenti.
Occhi puntati, dunque, sul Cairo. Anche se l’Egitto non è la Tunisia. E’ vero, però, che questo 2011 è iniziato con un tono diverso dagli altri anni. In tutta la regione.
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