J’accuse

Mi verrebbe da riprendere la parola che da anni gira per le strade del Cairo. Kifaya. Basta. Ne ho abbastanza. Sono giorni che leggo la stampa italiana sull’Egitto, e giorni che m’imbatto in articoli catastrofisti. Di quelli: se cade Mubarak sono guai per noi. O meglio, per l’Occidente. O meglio, per quell’ambiente artificiale che avevamo creato: una specie di resort, di albergo a cinque stelle politico, in cui gli altri sono solo i camerieri che ci devono servire cocktail a bordo piscina. Senza nome, senza faccia. Invisibili. Ops, ma i camerieri si sono ribellati! Quel dommage. Ma come… Ops, sono esseri pensanti, e magari hanno anche pensieri politici. Parlano di libertà, democrazia, dignità. Ops, ma allora non hanno solo fame perché lì, in quegli alberghi a cinque stelle gli danno uno stipendio da fame. E allora, ora, che succede?

Ho letto che Hosni Mubarak è un moderato. Anzi, è il campione dei moderati. Ho letto che Omar Suleiman ci ha salvato dai Fratelli Musulmani. Ho letto che l'”intifada di Baradei” è “nemica dell’Occidente”. Che “ora il rischio è un secondo Iran”. Addirittura che se cade il rais è “l’inferno terrorista”. Ops, non me n’ero accorta. E’ strano, però. Perché è da dieci anni che frequento l’Egitto. Ho vissuto per anni al Cairo, ho amici egiziani, ci torno perché sono una giornalista, un’analista, ci ho anche scritto un libro sopra, e poi una parte del mio cuore è lì. Eppure non mi sono mai accorta che Hosni Mubarak fosse un moderato. Né mi sono mai accorta che la concezione sunnita della politica sia simile a quella sciita. Non mi consta che ci sia un clero così solido come quello sciita, che dunque può governare l’Iran. Mi consta, invece, che nel sunnismo non ci sia gerarchia, e che già solo per questo il paragone con l’Iran e la rivoluzione khomeinista sia totalmente improprio. Se mai ci può essere un paragone, quello sì, è tra Hosni Mubarak e lo scià Reza Pahlavi, entrambi sostenuti e foraggiati dall’Occidente in generale, e dagli Stati UNiti in particolare…

Ah, non mi sono neanche accorta che l’opposizione a Mubarak fosse fatta da terroristi. Che strano… Eppure io gli oppositori li ho incontrati. Mi pregio di essere amica di Alaa al Aswani. Ho incontrato intellettuali egiziani che vivono all’estero, intellettuali egiziani che si sono subiti censura e attacchi in Egitto. Ho incontrato giovani (blogger o meno) laici, islamisti, di sinistra, senza colore politico, musulmani e copti. Ragazzi e ragazze. Ho amici nella media borghesia, tra i professionisti, tra i figli dell’èlite (dell’èlite, sì…), tutti contro il regime. Conosco figli del popolo, artigiani, poveri, pieni di dignità e rispetto per gli altri. Non mi davano idea di essere dei terroristi, eppure – chissà perché – erano tutti contro Mubarak anni fa, e lo sono ancora di più adesso. Volevano e vogliono da tempo, inascoltati, trasparenti, invisibili, poche cose: pane e rose, futuro, dignità, libertà di espressione, libertà di voto, democrazia. Libertà dalla paura, soprattutto. Ah, già. La paura, il controllo della polizia, il controllo dei servizi di sicurezza. Onnipresenti. Presenti nel controllare i telefoni (molto probabilmente anche il mio), nel sapere tutto di tutti, nel costruire una rete di informatori infinita, pagata qualche soldo. Il sistema, per chi non lo sapesse, è stato creato da Omar Suleiman, ora vicepresidente. Lo stesso Suleiman che oggi, per esempio, Amnesty International accusa delle extraordinary rendition.

Vogliamo parlare di tortura, abusi, maltrattamenti, morti per pestaggi e torture nel paese campione del moderatismo arabo? Vogliamo parlare dei ragazzi prelevati e portati chissà dove, delle torture subite nelle stazioni di polizia (è chiaro, adesso, perché le hanno bruciate)? Spero che a nessuno dei soloni che sproloquino senza aver mai visto l’Egitto vero, tocchi l’esperienza di essere arrestato e portato in una stazione di polizia egiziana. Ci sono racconti non proprio edificanti, del moderatismo del regime di Hosni Mubarak. Li hanno scritti e pubblicati, da anni, tutte le associazioni per la difesa dei diritti umani, dentro l’Egitto così come a Londra e a New York. Non potevamo dire, insomma, che non sapevamo quello che stesse succedendo dentro il paese guidato dal campione del moderatismo. E se abbiamo voltato la faccia dall’altra parte, guardando il mare di Sharm invece di guardare la faccia dei camerieri, è solo ed esclusivamente colpa nostra.

E poi, ancora una volta, lo spauracchio dell’islam politico. Se cade il rais Mubarak, arrivano i Fratelli Musulmani. Alias, il ‘terrorismo’. Vorrei sapere se qualcuno dei soloni ha mai incontrato un ‘fratello musulmano’. Non solo i leader, non solo i capi. Se ha incontrato l’elettricista dei fratelli musulmani, il giornalista, il padre di famiglia. Vorrei sapere se sa la differenza tra salafiti, riformatori, jihadisti, e via elencando. Se sa qualcosa della galassia islamista, se fa qualche differenza tra Abdel Moneim Abul Futouh o Essam el Aryan, e quelli che sparavano ai turisti a Luxor e al Museo Egizio nel 1997. Chissà se questi nomi sono familiari, a chi discetta d’Egitto. Chissà se i soloni si erano posti gli stessi problemi quando il regime aveva truccato le elezioni del novembre scorso, dando il vero via libera al popolo per ribellarsi contro l’autocrazia. Chissà se i soloni era lì, a guardare le elezioni politiche del 2005, quando i Fratelli Musulmani egiziani avevano partecipato come indipendenti, ma con un numero tale di candidati da non poter mai superare la metà dell’Assemblea del Popolo: un messaggio mandato all’occidente, per non far paura all’Occidente, e chiedere un ingresso morbido nella vita politica. Dopo gli 88 seggi conquistati al primo turno, il regime impedì alla gente di andare a votare al secondo e al terzo. Chissà se i soloni hanno queste foto conservate (scattate dai blogger) dei cittadini egiziani che tentano di entrare nei seggi con le scale, dalle finestre, per poter esercitare il proprio diritto di voto.

E chissà quanto conoscono dell’opposizione egiziana, che tutto d’un tratto, cinque anni fa, si riunì tra sinistra e islamisti, liberal e barbuti. Superando differenze in nome della richiesta di democrazia. Vorrei fosse ancora vivo Mohammed El Sayyed Said, portato via troppo presto da un cancro, uomo mite, tra i fondatori di Kifaya, il cartello delle opposizioni. Vorrei che parlasse, ora, e dicesse veramente ai soloni come stanno le cose. Vorrei che fosse vivo il giovane Khaled Said, ammazzato di botte dalla polizia ad Alessandria, attorno al cui nome i ragazzi egiziani si sono riuniti allora, al momento della sua morte, e in questi giorni rivoluzionari. Vorrei che i lettori italiani ascoltassero il vero Egitto, e non quello che viene spiegato in molti commenti. Vorrei che sentissero le richieste normali, e pronunciate in un perfetto inglese, dei ragazzi della strada egiziana, di quella araba. Ragazzi che non hanno nulla a che fare con le squadracce di agenti in borghese, i famigerati beltagi, che hanno picchiato selvaggiamente chi era in piazza (ehi, basta guardarsi Al Jazeera, per guardare le loro facce e le loro spranghe di ferro) e ora, da due giorni, saccheggiano e vandalizzano il Cairo, dopo che gli è stata data mano libera dal regime.

Accuso chi sta descrivendo un Egitto diverso da quello reale. Chi sta parlando di un incubo che, semmai ci dovesse essere, sarà solo colpa della nostra insipienza. Accuso chi continua a sostenere gli autocrati senza chiedere a se stesso, prima che agli altri, perché un milione e mezzo di persone normali, quasi sempre senza affiliazione politica, hanno sfidato la paura e chiesto democrazia. Accuso chi si è dimenticato, negli scorsi anni, di parlare della corruzione dilagante in Egitto, e di quei tycoon che hanno dilapidato un paese e i soldi che noi, italiani, noi europei, e gli americani hanno versato nelle casse del regime di Hosni Mubarak. Accusa chi non ha detto niente di un paese reso sempre più povero, disperato. Un paese che chiedeva dignità e rispetto.

Uno degli ultimi tweet che ho visto, questa mattina, è di Samih Toukan, un imprenditore. Questo è il testo

Arab people are not extremist nor terrorists.Our time has come.

We deserve democracy and to live with freedom and dignity #jan25 #egypt

Parliamo di essere umani, non di subumani o schiavi. Pensateci, quando scrivete. Guardate le loro lacrime, leggete le loro facce, fatevi raccontare la loro vita. E per favore, per amore di verità, se non sapete, se non conoscete l’Egitto, scrivete d’altro. La Storia si scrive in altro modo, e la stanno scrivendo i ragazzi del Cairo.

Nella foto, un minuto di silenzio per Khaled Said. Non è una foto di questi giorni. E del giugno 2010

33 commenti su “J’accuse”

  1. Grazie mille, invisiblearabs!
    Sto seguendo i tg.. non dicono chiaramente che la polizia egiziana ha DELIBERATAMENTE ABBANDONATO il popolo al caos!!! Vuole passare il messaggio che alla fine c’è sotto il solito mucchio di fanatici bombaroli della guerra santa, che vuole solo riportare tutti gli arabi (e noi con loro) al medioevo.. Addio soggiorni praticamente gratis a Sharm el Sheikh per dimenticare per qualche giorno le leccate di culo quotidiane? Cazzo, come facciamo adesso!!?
    C’è qualcosa di prodondamente storto IN NOI, che non siamo più minimamente capaci di distinguere la realtà dalle balle..
    Il lavaggio del cervello globale è praticamente completo, e io muoio dallo schifo all’idea di dover affrontare domani i commenti “da ufficio” alla sitazione egiziana..
    Volevo spingerci all’isolamento e ci sono quasi riusciti.
    Un abbraccio
    Cristina

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  2. Oooops, dimenticavo..
    Magari dobbiamo pure dimenticarci gli operai quasi gratis, quelli che lavorano per 3 euro all’ora e sorridono pure! Cazzo.. Pensa tornare all’incazzoso muratore pugliese o bergamasco, di quelli che pretendono addirittura uno stipendio, e magari a volte addirittura.. scioperano!!

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  3. Non c’è da commentare questo scritto. C’è da sottoscriverlo e condividerlo. E’ la più fedele fotografia del Paese. (Sono nato e cresciuto in Egitto, lo conosco).

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  4. Pingback: altrove «
  5. Grazie invisiblearabs per la carrellata appassionata su quello che sta succedendo in egitto. Spero che i “soloni” comincino a zittirsi e a lasciar trapelare meglio i fatti reali.

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  6. Grazie,

    non ero mai capitata da queste parti, ma sentivo un bisogno di informazione che NESSUN QUOTIDIANO riusciva ad appagare.
    Finalmente ho trovato nelle tue parole qualcosa di comprensibile e di credibile riguardo a questa situazione egiziana…. in realtà, non sono ben informata riguardo alla realtà politica di questo paese (faccio molta fatica già a comprendere quella del nostro) ma tutti questi allarmismi e allusioni a una rivoluzione di tipo religioso mi sembravano così fuori luogo, così banali.
    E’ proprio da ingenui aderire a certe convinzioni pre-confezionate.

    Saluti

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  7. grazie Paola, per farci capire al di là della retorica dei “soloni” condivido del tutto, da profano, la tua analisi. Chissà se un giorno dovrai cambiare il nome del tuo blog in “visible arabs”…che finalmente riescono a far sentire la loro voce…e non solo in Egitto o Tunisia…un abbraccio
    Francesco

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    • questi ringraziamenti mi fanno estremamente piacere, oggi, non solo perché questo blog è per i lettori, e per cercare di dare un’immagine più complessa di un Egitto che non è solo Sharm o solo terroristi. A conferma che una riflessione come quella di oggi fa male, in alcuni ambienti, mi è arrivato un attacco volgare (di cui non voglio parlare) e scomposto. Questo per dire ai miei lettori che anche un blog può dare fastidio. Come il giornalismo libero

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  8. Non sai come mi fa sentire meno sola leggere questi commenti.. Forse siamo solo, come dire, più “silenziosi”, come reazione alla cialtroneria che ha raggiunto dimensioni inimmaginabili.. Ma esistiamo!
    Grazie Egitto!

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  9. Ho vissuto al Cairo quasi 3 anni per lavoro, e mi sono ritrovata in ogni riga di quanto ho letto. Ho diffuso fra i miei contatti…per fortuna c’è qualcuno che può fare un’analisi reale della situazione. Continuerò a diffondere…

    Grazie, anzi, shukran!

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  10. Grazie Paola, è sempre un piacere leggerti. Condivido e diffondo l’articolo, come condivido la tua rabbia…perchè tanti giornettai si permettono di commentare,senza conoscenza storica senza rispetto, gli avvenimenti di un paese che chiede riscatto e dignità. E la tua rabbia è vicina alla loro. Grazie perchè ci riporti alla dimensione umana dei fatti, le persone sono anime e non numeri nella tua cronaca e nelle tue analisi.

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  11. Grazie Paola. In Italia si sente il bisogno di capire, oltre l’orizzonte squallido di casa nostra, quel che sta avvenendo nel Nordafrica e soprattutto in Egitto. I giornali non ci soddisfano… le tue analisi sono come sempre lucide, chiare, avvalorate dall’esperienza diretta. Continua a tenere vigili le tue antenne e a trasmetterci la passione di cercare la verità.
    Forse anche noi possiamo partecipare facendo girare questo link. un abbraccio. chiara

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  12. Grazie Paola!
    Prima o poi dovrai pubblicare questi scritti!
    Seguo il tuo blog ogni giorno dalla Siria, per me e’ un appuntamento obbligato.
    Un grande grazie e buon lavoro.

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  13. Cara Paola, splendida analisi e descrizione. Il massimo in questi giorni è la grottesca accusa che si può leggere quasi ovunque, per cui i saccheggi al Museo egizio, sarebbero opera di estremisti islamici che “distruggono tutto ciò che è precedente all’epoca islamica”, in una suggestione talibana….Hai messo per iscritto tutto quello che penso.

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  14. Grazie, grazie per questo post!!! La lezione che questo popolo ci sta dando in questo momento è grandiosa, e io sono con loro, mi riconosco in ogni slogan, in ogni viso, in ogni ragazzo. Il punto è che mentre da noi la democrazia annaspa, pare che in Egitto ne stiano riscoprendo il significato più vero…. I comitati autogestiti che puliscono le strade, dirigono il traffico, distribuiscono cibo acqua e coperte, proteggono le donne ne sono l’esempio più evidente. Sono davvero scene commoventi e io vorrei essere lì, accanto a questo popolo che tanto amo e tanto da vicino conosco.
    gli articoli della stampa italiana di questi giorni mi fanno contorcere lo stomaco e i commenti dei lettori ancor più. Continuano a volere la democrazia a nostra immagine e somiglianza, e oltretutto non ci rendiamo conto che questa è la scusa non cui abbiamo accettato per anni una dittatura terribile che proprio oggi sul Corriere è stata definita non sanguinaria… alla faccia!!!!!
    Grazie ancora! Il popolo egiziano ce la farà!

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  15. Cara Paola, ho una quarantennale conoscenza dei Paesi Arabi, ho letto attentamente il suo articolo e devo dirle che lei applica una tipica e scontata metodologia terzomondista, fuori dal tempo, che non tiene conto di:
    01 – l’origine di questo regime egiziano, ha inizio nel 56 dalla rivoluzione nasseriana di chiara ispirazione sovietica, con le scelte economiche sociali, molte finanziate dall’URSS che come sappiamo hanno fatto piú danni delle famose 7 piaghe.
    02 – la democrazia non é mai stata presente in quel Paese
    cosi come non é mai stata presente in Turchia e nei paesi da lei occupati all’epoca dell’impero Ottomano
    03 – il distinguo che lei fa tra sciiti e sunniti é corretto, certo, peró dimentica che ne 92 un’altro regime, quello Algerino, anche lui di chiara ispirazione sovietica ha rischiato di trasformarsi in una teocrazia.
    04 – la mancanza di una corretta politica demografica dovuta principalmente alla presenza dell’Islam, ha prodotto il disastro che giá 20 e passa annni fá obbligava centinaia di migliaia di Cairoti a vivere nel cimitero copto mentre la spesa militare pur con gli aiuti americani aumentava spropositamente.
    Ho conosciuto cittadini egiziani in tutti i Paesi Arabi dove ho lavorato : operai, tecnici, dirigenti, professionisti, persone che si distinguevano per la loro cultura e la loro professionalitá…..ho conosciuto alcuni dei 10 milioni di cittadini di seconda classe perché copti, ero allo Sheraton del Cairo ad assistere allo spettacolo per il ritorno della famosa ballerina del ventre ed attrice Samia Gamal peraltro invisa ai puristi dell’Islam che sfortunatamente dal 56 ad oggi anziché diminuire sono aumentati considerevolmente.

    Quello che mi importa come Europeo é di avere il canale di Suez libero per muovere navi commerciali e militari… per il resto …..sono fatti loro !

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  16. Tra le tante inesattezze dell’ultimo intervento vale la pena soffermarci sul 4° punto….giusto per riprendere la parola Islam.
    “…Stiamo studiando il Corano per trovare qualcosa sul controllo delle nascite…” chi parla è Mohammed Heikal, primo consigliere di Nasser nel 1957. La frase è parte di una conversazione intercorsa tra Haikal e Gore Vidal, lo scrittore americano l’ha riportata nel suo libro “La fine della libertà” sottolineando lo sforzo di modernizzazione dell’Egitto già ai tempi di Nasser…e ha lasciato intendere che da sempre quegli sforzi di modernizzazione, da qualunque parte venissero, in Medio Oriente, sono sempre stati ostacolati da registi lontani….che però avevano tutti lo stesso interesse (guarda un po’): che il Canale di Suez fosse libero per i loro commerci!!!!!
    P.S. Il Corano contiene molte ayyat dalle quali è stato possibile ricavare interpretazioni varie sulle nascite e sull’influnza di queste sull’andamento della famiglia….

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  17. Ho poca cultura in fatto di questioni arabe. Ma delle immagini che sono passate sui teleschermi in questi giorni ne conservo una: l’orgoglio e la rabbia di un cittadino egiziano che presidiava il Museo archeologico del Cairo. Diceva: io sono un cittadino egiziano, non permetterò che nessuno distrugga la nostra cultura e il nostro patrimonio.
    Stava difendendo dalle bande di saccheggiatori che imperversano?
    Penso di si.
    Quanto scrivi tocca. E’ importante che venga detto e gridato. In giorni così significativi per il mondo intero come il giorno della memoria e l’anniversario della morte di Gandhi, risvegliare nel mondo il loro messaggio e la necessità di guardare ai diritti dei più poveri della terra, nel momento in cui lo stanno gridando.
    Chi è andato in Egitto è tornato riportandosi un retrogusto amaro: gli occhi della miseria di quanti del popolo egiziano ti avvicinavano. Il loro sorriso e le loro collanine a 1 euro. Il loro sorriso che stringe il cuore. Anche nei meravigliosi alberghi a 5 stelle.

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  18. davvero insopportabile la mole di argomentazioni che la stampa italiana sta facendo calare sul vento di libertà, di energia positiva finalmente liberata, di spirito democratico, di resilienza, che la popolazione egiziana ha finalmente potuto mettere in campo. Ed in questi giorni euforici di rivoluzione popolare, non riesco a non pensare con immensa tristenzza al mio paese. E a chiedermi: ma io, sono disposta a morire per il futuro del mio paese tanto allo sfascio? La domanda non è peregrina. Perchè l’Italia viene definita da molti miei amici internazionali l’Egitto dell’Europa. Perchè in maniera diversa, viviamo lo stesso tipo di cappa del potere. un regime di vecchi monopolisti, di gente senza scrupoli, nel potere e nei soldi. Grazie amici d’Egitto che ci date questa straordinaria ispirazione. Grazie perchè ci ricordate che é possibile…

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  19. Applausi a scena aperta.

    @ Andrea “Quello che mi importa come Europeo é di avere il canale di Suez libero per muovere navi commerciali e militari…”

    E Sharm e Hurghada per le vacanze no? Mah

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  20. Al cosiddetto europeo che vuole essere libero di passare dal canale di Suez per andare a Sharm:
    01-Nasser finì fra le braccia dei sovietici perché gli americani non vollero aiutarlo. Chi conosce i paesi arabi da quarant’anni queste cose deve saperle. Se non le ricorda, vada a rileggersi la lettera del 1955 che Nasser scrisse al presidente statunitense chiedendogli aiuto e dicendogli “L’indipendenza effettiva sarebbe la più grande barriera contro il comunismo e contro qualsiasi altro tipo d’infiltrazione e di aggressione. Gli uomini liberi sono i più convinti difensori della propria libertà e non dimenticano facilmente coloro che hanno patrocinato la loro lotta per l’indipendenza”.
    02-In nessun paese al mondo la democrazia c’è sempre stata. Neanche in Francia o in Inghilterra. E’ una conquista cui si giunge attraverso strade diverse, a volte con le rivoluzioni, a volte senza. Ma certamente è difficile capirlo…
    03-La storia non si fa con i “se”: la teocrazia in Algeria non è nata. Magari, andiamo un po’ a vedere come stanno oggi le cose in Afghanistan, cerchiamo notizie sui due intellettuali condannati a 20 anni di carcere perché hanno pubblicato una traduzione del Corano in dialetto dari senza il testo arabo a fronte…
    04-A questo ha già risposto Pina. Si potrebbe aggiungere che il fondamentalismo prospera grazie all’esistenza di dittature schifose e corrotte (chi è così esperto di Medio Oriente sicuramente ricorderà lo scià iraniano Reza Pahlavi), perché nella disperazione e nell’ignoranza viene visto come una via di salvezza. Ma anche queste sono cose tanto tanto dififcili da capire. E poi mica c’è tempo per pensare: l’aereo per Sharm sta per partire!!

    PS: due parole su quei carri armati nuovi fiammanti nelle strade del Cairo, quelli con le torrette squadrate. Sono gli M1 Abrams, statunitensi, prodotti in Egitto su licenza della Chrysler.

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  21. Esportatori di democrazia in Afghanistan e in Iraq..siete così abituati alle missioni di “pace armate” che siete rimasti basiti dinanzi a tale marea umana che chiede DEMOCRATICAMENTE Libertà e democrazia? Dove sono i vostri fiumi di parole in difesa della democrazia? Al Cairo si sta preparando un bagno di sangue…e la comunità internazionale timidamente e piamente commenta/non commenta….Kefaya. Mubarak se ne deve andare! E Sulaiman lo deve seguire….Kafaya, Basta pedine militari e politiche degli esportatori occidentali di pace armata nei governi del Medio Oriente. La gente non torna indietro!E Obama resta un presidente americano che ancora ripete Yes we can a continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto: sfruttare il mondo più di prima perchè se no i cinesi ci fottono

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  22. Bel pezzo. E contiene molte verità. Però leggo anche tante banalità, e mi spiace… per esempio, non è il primo pezzo che, valutando positivamente, e giustamente, la rivolta contro Mubarak, per prima cosa spiega che Mubarak era un dittatore.
    Scusate, ma davvero qualcuno non lo sapeva? Perfino chi critica la rivolta sa bene che era un dittatore. L’Egitto del resto è sotto dittatura dagli anni ’50. Prima Nasser – e se non avete la possibilità di andare in Egitto per chiedere agli egiziani come si stava allora, vi suggerisco almeno di leggervi i romanzi del grande scrittore egiziano Nagib Mahfuz -, poi Sadat, fino a Mubarak. Infatti, non piango di certo se finalmente se ne va.
    Né è un segreto che Suleiman sia stato uno dei suoi bracci destri per anni e anni. Anche qui nulla di sorprendente.
    E mi rendo bene conto che c’è gente di ogni fascia sociale, religione, reddito che protesta giustamente. Infatti non è questa la domanda che molti si pongono. Una rivolta di questo tipo offre molte opportunità all’Egitto e alla sua gente, molte delle quali positive, e penso tutti speriamo che sia davvero il preludio a una vera svolta.
    Ne offre anche di meno positive, a seconda di come si evolverà la situazione politica. Potrebbe per esempio non cambiare quasi nulla – si toglie un dittatore e magari se ne fa un altro se va al potere uno del regime, come Suleiman, che per esempio non offre nessuna reale apertura. Poco probabile, ma chissà. Oppure la Fratellanza Musulmana potrebbe guadagnare abbastanza seggi –non subito, con gli anni- e iniziare un processo di riforme che però rispondano più al loro manifesto (pubblicato qualche anno fa da loro stessi e, nonostante le molte e ovvie differenze tra sciiti e sunniti, vuole ad esempio un consiglio dei guardiani al di sopra del parlamento… mmm… non ricorda qualcosa?) che alle aspettative dei moderati.
    Cosa è più probabile? La domanda che interessa – e che spaventa alcuni, da qui le analisi e gli articoli allarmati che si leggono in giro – è questa e a questa varrebbe la pena provare a rispondere. Personalmente credo che molti dei tanti sostenitori dei Fratelli probabilmente, come suggerisce giustamente Paola, non siano davvero estremisti e in realtà li abbiano sempre appoggiati più che altro perché erano l’unica vera alternativa alla dittatura. Forse, in condizioni del paese migliori, potranno ora guardare altrove. Quindi anch’io mi unisco a chi guarda con fiducia al cambiamento, senza troppi patemi d’animo, pur tenendo sempre gli occhi aperti e senza dimenticare che anche noi dovremo dare il nostro appoggio perché le cose vadano davvero così.
    E chissà che le rivolte democratiche non si allarghino ad altri posti, come la Siria di Assad, l’Iran, la Libia e magari anche Gaza, dove proprio pochi giorni fa Hamas ha represso una manifestazione di simpatizzanti della rivolta egiziana…

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  23. Gtrazie molte al mio amico Stefano che tra le molte segnalazioni mi ha fatto anche arrivare qui.
    Continuerò ad aggiornarmi in modo così ‘limpido’ e chiaro.
    Buona giornata a presto

    shera
    ps. il mio blog è ben altro ma noi siamo inmpastati di tutto :=)

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