Da quel poco che si sa, le forze di sicurezza saudite non tollereranno manifestazioni oggi, 11 marzo. O meglio, come nella recentissima tradizione delle rivoluzioni arabe, #mar11, il tag scelto dai ragazzi per indicare l’appello alle dimostrazioni che sta girando su tutti i social network e i mezzi di comunicazione digitali. E’ molto probabile che non ci saranno proteste del calibro di quelle egiziane, o tunisine, o libiche, o yemenite, oggi in Arabia Saudita. Le forze di sicurezza saudite sono andate giù pesanti nelle scorse settimane contro gli oppositori interni, e anche ieri sono intervenute, in previsione della “giornata della rabbia” di oggi.
Questo non vuol dire, però, che qualcosa non stia succedendo. La gioventù saudita, per esempio, ha mandato un lungo messaggio al Custode dei Luoghi Santi musulmani, re Fahd, chiedendo l’apertura di un dialogo nazionale. Lo si può leggere qui in arabo (c’è sempre Google translator, almeno per capire il senso). Ahmed al Omran, alias saudijeans, uno dei blogger sauditi più conosciuti, ha invece firmato un commento sul Guardian, spiegando il nodo della questione. Un nodo generazionale, anche in Arabia Saudita, che vuol dire in se stesso anche nodo politico.
Despite repeated calls to reform in recent years, very little has been accomplished in the way of true political and social reform, and the changes we have seen have been merely cosmetic.
I have become very pessimistic about the prospects of reform for my country. The huge age gap between the young population and the ruling elite makes it nearly impossible for the ruled and the rulers to communicate and understand each other. We practically speak two different languages, and I don’t see how the government can keep up with our aspirations.
Riforme cosmetiche, linguaggi diversi, impossibilità di comunicazione. Questa spiegazione, che sembra così semplificata, traccia invece in filigrana la trama delle rivoluzioni arabe, con le loro peculiarità nazionali, ma con un filo rosso comune. Ci sono intere generazioni dimenticate, isolate, emarginate, defraudate di futuro, potere e rappresentanza.
Su twitter si può avere un primo quadro di quanto le autorità saudite temano una protesta. Checkpoint a Riyadh, controllo dei documenti d’identità, internet molto lento, un elicottero sopra una delle moschee principali della città. Non male, per un grande alleato dell’Occidente, sulla cui perfomance in termini di diritti umani e civili ho sentito dire veramente poco, in Italia come in Europa. Ah già, è il nostro doppio standard, quello a cui ormai siamo abituati da decenni…
La foto è di una protesta a Qatif. Mi ricorda le proteste degli scorsi anni in Egitto. Poche decine di manifestanti, e una marea di forze di sicurezza.
” Il nostro doppio standard” che ci fa andare in Afghanistan facendo credere a tutti che volevamo liberare le afghane dal burqa…..e non ci ha mai visto commentare e intervenire nella lotta invisibile di tante donne saudite anche solo per ottenere il diritto di guidare….
Certo i ragazzi e le ragazze arabe sono molto diversi da quando io trotterellavo dentro una comitiva di “waled”(non mi ricordo il plurale)però posso dire con cognizione di causa che il terreno da dissodare è davvero duro . La “ayla” e la “kabila” sono sicuramente meno oppressive , come ho visto incontrando qualche ragazzo arabo trenta o quaranta anni dopo essere rientrato , ma i legami sono ancora forti . E la nostra cultura ha sempre tenuto una distanza fatta , oltre che di dominio , di una specie di atteggiamento derisorio e umiliante verso il modo di vivere degli arabi , che li ha sempre ricacciati indietro ad ogni tentativo di trovare un terreno di comunicazione . Io stesso mi sono ritrovato “uno scemo” o “un frocio” perchè riuscivo ad avere confidenza coi miei coetanei arabi . E così nel mio blog mi sono ritrovato sul versante degli scettici di fronte ai movimenti in atto nei vari paesi arabi . Io spero davvero , e so che i semi ci sono da sempre in quella cultura , che i giovani arabi abbiano assorbito i connotati fondamentali di quella cosa di cui ci riempiamo la bocca ogni giorno , la democrazia . Ma sono cauto , perchè , ancora una volta , mi rendo conto di quanto le pressioni e i condizionamenti dei dominatori di sempre continuino a esercitarsi sui governi e sui popoli dell’Islam .