I cambiamenti possono riconoscersi attraverso un suono. A prima vista, la Gerusalemme che avevo lasciato oltre tre mesi fa, per una estate sabbatica italiana, era ieri sera sempre la stessa. Grande fermento edilizio, dalla parte israeliana. Il traffico di fine pomeriggio, il sole che alle sette locali era già calato, gli ultraortodossi che si affrettavano verso casa. Mi sembrava di non essere mancata per così tanto tempo. Sino a che non ho sentito quel din din. Anzi, din din din. Un suono familiare, per chi è nato a Roma. Il tram avverte del suo arrivo. Il tram, il treno leggero di Gerusalemme, inaugurato recentemente. In funzione, ma col biglietto gratis per invogliare i viaggiatori. Le reazioni, le prime reazioni sia da parte israeliana sia da parte palestinese è che sia lento. Una ventina di stazioni, e un numero quasi simile di semafori sulla linea. Troppo tempo, per andare da una parte all’altra di una città che, in fondo, è una città di medie dimensioni.
Sul significato politico del tram si è già detto. Unisce Gerusalemme, di qua e di là, e dunque rende nei fatti, nella viabilità, nei binari stessi, impossibile la divisione di Gerusalemme in due capitali. Gerusalemme è una e indivisibile, dice la versione israeliana: il tram è la rappresentazione fisica della posizione del governo di Tel Aviv. Se il mondo continua a ragionare su altre categorie – la soluzione dei due Stati – i fatti sono già molto oltre. E a confermarlo c’è un suono. Quel campanello che segnala l’arrivo del tram. Suono antico.
Nella playlist, oggi, c’è il Trio Joubran, Safar.
