Potrei mettermi a disquisire sulle somiglianze tra la parabola italiana e quella egiziana, dopo l’ennesima puntata della decadenza del Belpaese andata in onda oggi. Il Palazzo sbarrato, lontano dalla Strada. Le proteste per il lavoro sempre più diffuse, nell’indifferenza di quei pochi che stanno reggendo le sorti di un paese alla deriva. I giovani (più o meno giovani) che si sentono ostaggio, prigionieri di un capitolo della storia italiana che li sta avviluppando, e che sembra non finire mai. L’informazione (tv) che racconta spesso, spessissimo, un paese diverso da quello reale. E la frustrazione, la disperazione, l’idea che questo incubo potrebbe non finire mai.
Potrei continuare questo elenco, ma preferisco parlare di questa foto, rintracciata su Facebook. Ci sono due madri, in questa foto. A sinistra, la madre di Mina Daniel, il ragazzo ucciso nella strage dei copti (e non solo) del 9 ottobre scorso al Cairo. Mina Daniel era uno dei ragazzi di Tahrir, e che fosse copto nessuno o quasi lo ha saputo sino a quando non è stato ucciso. Perché quale fede si praticasse non era e non è importante, per chi ha fatto la rivoluzione del 25 gennaio. A destra c’è un’altra madre a lutto. La madre di Khaled Said, anche lui un ragazzo egiziano, anche lui innocente, ucciso di botte dalla polizia del regime di Hosni Mubarak, il 6 giugno del 2010. La madre di Khaled Said – per inciso musulmano, ma non conta nulla – è partita da Alessandria, è arrivata al Cairo ed è andata a rendere omaggio e soprattutto a consolare la madre di Mina Daniel.
In Egitto le chiamano le madri dei martiri della rivoluzione. Io preferisco chiamarle due madri che hanno perso un pezzo di carne, quanto di più prezioso e insostituibile avessero. I loro visi dignitosi e sofferenti a un tempo dovrebbero insegnare molto. Della realtà, della dignità, e di quei ragazzi che sono morti per destrutturare la politica, ricostruirla e decidere il proprio futuro.
Per inciso, ma lo dico solo per far comprendere quanto si sia giocato su un pezzo di stoffa per non guardare in faccia il mondo arabo, entrambe queste madri, una cristiana e una musulmana, portano un velo. Nero. Il velo del lutto.

Queste sono due delle innumerevoli madri sulle quali ricadono i micidiali effetti,con tutto il loro carico di dolore,derivati dalla cecità del cuore e della ragione umana.
Non capisco per quale strano motivo l’umanità,non tutta grazie al cielo,riesca a coniugare alla perfezione tutti i tempi del verbo ODIARE,nonostante le nefaste ,agghiaccianti e dolorose conseguenze, mentre non riesce a coniugare il meraviglioso verbo che il Signore continua ad insegnarci, portatore di pace,gioia e fratellanza ovvero il verbo AMARE.
quando finira’ tutto questo?fino a quando interessi nascosti provocheranno stragi e faranno versare sangue di giovani?il mondo impazzito sapra’ trovare e creare un nuovo modello di convivenza? come possiamo educare le nuove generazioni? che modelli possiamo proporre loro? liberta’, democrazia ,amore ,rispetto dell’altro ….tanti ideali che hanno guidato le rivolte giovanili negli ultimi 50 anni …eppure le disuguaglianze, le ingiustizie, la prevaricazione, il razzismo le guerre sono una realta’ con cui ci scontriamo ogni giorno in ogni parte del mondo.forse l’umanita’ e’ veramente una donna gravida che sta partorendo un nuovo tipo di vita..crediamoci e continuiamo a sostenere chi si butta nella mischia perche’ crede sa che ognuno di noi puo cambiare il mondo.