Divisi si perde

È ancora presto, ma i primi dati di questa mattina fanno intravvedere in Egitto un ballottaggio per le presidenziali tra il candidato della Fratellanza Musulmana, Mohammed Morsy, e Ahmed Shafiq, esponente del vecchio regime, l’ultimo premier di Mubarak, fatto dimettere dopo un memorabile talk show notturno in cui ricevette un durissimo attacco da parte di ‘Ala al Aswany.

Se fosse vero, ed è probabile, a perdere è – inutilmente – Tahrir. Stamattina Hani Shukrallah, uno dei più acuti giornalisti ed intellettuali egiziani, diceva su twitter che non era però vero che lo spirito rivoluzionario avesse perso. Ha perso, piuttosto, la capacità di tradurre il messaggio politico nella pratica dell’amministrazione. Se Tahrir avesse espresso un solo candidato, avrebbe vinto con una valanga di voti. Se il voto non si fosse diviso tra i tre candidati espressione – a diverso modo – della rivoluzione, la rivoluzione avrebbe avuto un presidente della repubblica egiziana. E invece, alle urne, gli egiziani hanno trovato 3 nomi: Abdel Moneim Abul Futuh, Hamdeen Sabbahi, Khaled Ali. A sommare i consensi ottenuti, la rivoluzione avrebbe vinto al primo turno.

Ma la Storia non si fa con i se, con i condizionali, con le lacrime del giorno dopo. quel dommage. Aspetto di leggere ‘Ala al Aswany, e gli altri scrittori e intellettuali e uomini coerenti e per bene, per capire cosa succederà dopo. E chi potranno votare al ballottaggio.

Una parola su Abul Futuh, che continuo a ritenere il candidato che, tra quelli espressi da Tahrir, aveva tra i tre le chance migliori. È stato l’unico candidato inclusivo, che ha messo insieme islamisti e laici, devoti e liberal. È stata la sua forza, e allo stesso tempo la sua debolezza. In ogni caso, il messaggio della inclusività è uno di quei messaggi fondanti della rivoluzione del 25 gennaio 2011, e Abul Futouh, in fondo, lavorava su questo da anni. Sin da quando aveva contribuito a fondare Kifaya, nel 2005. Qui il ritratto che avevo fatto qualche anno fa, pubblicato sul mio Arabi Invisibili. (,Feltrinelli 2007).

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2 commenti su “Divisi si perde”

  1. Ciao,
    scusa se ti contraddico ma chi ha contribuito a fondare Kifaya nel 2005 assolutamente non è Abul Futouh, ma Hamdeen Sabbahi che secondo me il vero vincitore di queste elezioni, è il candidato che ha preso più voti al Cairo, Alessandria e Porto Said. E’ da rimarcare soprattutto la sua vittoria in Alessandria che fino all’ultimo si pensava fosse la roccaforte dei fratelli Musulmani. Abu Futouh e il suo enturage sono i veri responsabili di questa non vittoria di piazza Tahrir e penso che la storia gliene chiederà il conto.
    Oggi sinceramente penso a come farà il nuovo presidente ad essere il presidente del Cairo, Alessandria e Porto Said dopo questi risultati.

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    • A fondare Kifaya sono stati diversi, ivi compreso, nella prima riunione del cartello, Abul Futouh. Circostanza confermata non solo da lui, ma dagli altri partecipanti. Leggiti quello che ho scritto in Arabi Invisibili. Non scrivo cose senza verificarle… Gli errori della rivoluzione non sono stati di uno soli. Purtroppo, sono in diversi a portarsi sulle spalle il peso di questa sconfitta. E difendere a spada tratta l’uno o l’altro, anche il giorno dopo, fa parte integrante della sconfitta. Bisognava essere inclusivi, e non continuare sul secular-islamist divide che ha privilegiato Morsy e Shafik

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