Perché vale la pena

Avevo appena acceso il computer, e mi stavo accingendo a scrivere il prossimo post sulla svolta della politica israeliana, ancora una volta targata Likud, e targata Netanyahu. La costruzione di nuove case, appartamenti, palazzi per coloni israeliani dentro Gerusalemme est, dentro la Cisgiordania, dentro lo Stato di Palestina. Una svolta perché costruire dentro la cosiddetta zona E1 significare spaccare del tutto la Cisgiordania tra due cantoni, uno a nord (Ramallah-Nablus) e uno a sud (Betlemme-Hebron), attraverso la direttrice che da Gerusalemme porta alla valle del Giordano attraverso Gerico. Un disegno ben preciso, che mi conferma che la geografia va sempre studiata, e magari frequentata dal vivo.

Mi stavo per accingere a scrivere – e più tardi lo scriverò, il post – ma mi sono prima fermata a leggere una email, il messaggio di una lettrice. “Potrà sembrare stupido – dice -, ma le scrivo solo per condividere un’immagine con lei”. E’ l’immagine che vedete qui a fianco, del tutto simile a quella che il mio amico e grande fotografo Francesco Fossa ha scattato in un vicolo di Tripoli di Libia, e che descrive e sottolinea e rafforza la testata di questo blog. Arabi Invisibili, per le viuzze di Tripoli.

Irma, la lettrice che mi ha scritto oggi, ha invece scattato questa foto a Hebron, Khalil di Palestina. “Vedendo la fotografia di Francesco Fossa nella sezione “perché”, mi è venuto in mente di aver scattato una fotografia molto simile tempo fa, a Hebron.Tra me e me l’avevo intitolata “Fantasmi””, spiega. Fantasmi, invisibili, comunque de-umanizzati. Ombre che camminano, a cui – invece – fa restituita dignità. Karama, la chiamano gli arabi.

Grazie per questa immagine, Irma. È per questi messaggi, per queste conversazioni senza alcun interesse se non la condivisione, che vale la pena continuare a tenere aperto questo blog.

Playlist con Mina e Renato Zero: Tutti gli zeri del mondo.

3 commenti su “Perché vale la pena”

  1. “Un disegno ben preciso, che mi conferma che la geografia va sempre studiata, e magari frequentata dal vivo.” scrive Paola. E, in fondo, anche questa foto che condivisa è un esempio di “geografia frequentata dal vivo”. Il paesaggio in Palestina, Stato o non Stato che sia, è chiave interpretativa, è racconto di umanità e di relazioni di potere. E allora cade in pieno, in bilico tra il post che stavi per scrivere e l’immagine che è capitata, la citazione dell’architetto Eyal Weizman, che parla di una terra bucherellata http://sjpaderborn.wordpress.com/2010/04/16/eyal-weizmans-hollow-land-decolonizing-architecture-deutsche-welleqantara-de/

    grazie, come sempre, per lo spunto di riflessione.

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