Il Viaggio si può declinare in vari modi. E lingue. Una fuga, un ritorno, un lungo percorso per ritrovare tracce, un errare. Wandern, come dicono i tedeschi, senza meta e tempo.
C’è una processione che, in Sicilia, non si chiama processione. Né pellegrinaggio. La parola con la quale tutti la chiamano, a Sambuca, è Il Viaggio. Il percorso che la statua della Madonna dell’Udienza fa la terza domenica di maggio. Esce dalla Chiesa del Carmine, gira il paese, portata dai cosiddetti fratelli, i portatori della vara. Esce, viaggia, percorre le strade, e poi torna a casa, dopo un’intera notte passata fuori, all’aria, in mezzo alla gente di Sambuca. Prima di lei, per un’intera settimana, era stata la gente di Sambuca – quella che crede – a percorrere le stesse strade. In un modo che, per un’osservatrice come me, assume un tono quasi laico, un tono comunitario e identitario. Il Viaggio è, sì, un pellegrinaggio e una meditazione. Ma allo stesso tempo appare come l’unico momento dell’anno in cui le persone (perennemente in macchina) riprendono possesso della strada, della trama urbana, e della propria storia.
Viaggio, compiuto da sole (sono in gran parte donne coloro che lo fanno, a qualsiasi ora del giorno e della sera), con un’amica, in gruppo, prima di andare a insegnare a scuola, dopo il lavoro, a piedi scalzi o con le scarpe da ginnastica. Viaggio, in un paese di forte, tradizionale ed endemica emigrazione verso l’Alta Italia, l’Europa, gli Stati Uniti, il Venezuela, il Mondo. Viaggio, perché – azzardo un’interpretazione, da laica – la fede non è mai ferma, né statica, né cristallizzata, né letterale. Viaggio, perché bisogna guardare cos’è successo alle pietre e alla gente del paese, attraverso un percorso che mostra un passato e i segni (dolenti) del presente.
Viaggio di notte, quello della Madonna che gira per il paese. Iniziato quando il sole è già tramontato. Concluso quando il sole è appena sorto. Viaggio al buio, nella parentesi tra il giorno e il giorno. Viaggio che, a suo modo, ha nei ragazzi che partecipano alle loro prime notti bianche, il tono dell’iniziazione e del carnasciale. Il tempo del mondo alla rovescia: non si dorme, di notte, si gira, e il paese è tutto loro.
La foto è di Vincenzo Alesci (grazie!!). Nella playlist, c’è il Kyrie Eleison di Michele Lobaccaro, dall’Ala di Riserva, Messa laica per don Tonino Bello. Senza sincretismo, il Kyrie diviene con dolcezza l’Alleluja e la-illah-illallah.
