Goooood Morning, Zabut!

Bella mattina, vero? Un po’ fresca, l’aria, in attesa del grande caldo, previsto per un fine settimana da estate piena. Almeno qui in Sicilia. No, non voglio parlare del tempo. Ma dell’aria, sì che ne voglio parlare. C’è un’aria diversa, a Sambuca di Sicilia, dove ieri si sono conclusi i 10 anni di ‘regno’ del centrodestra.
L’aria, però, era cambiata da prima. Non è cambiata ieri, quando poco dopo la chiusura dei seggi si è cominciato a percepire che qualcosa di importante stava succedendo. Non solo la vittoria di Leo Ciaccio, segretario del circolo del PD, candidato del centrosinistra, contro non una, bensì due liste. Importanti, stavolta, erano (e sono) i numeri: uno scatto, o meglio, un riscatto del paese che per tanti anni (decenni) è stato considerato un bastione del PCI. 1760 voti per Leo Ciaccio, oltre la soglia del 50%, Contro i 1100 dell’avversario del centrodestra. 10 consiglieri, contro i 5 consiglieri dell’opposizione di centrodestra. Nessun consigliere per la terza lista, bocciata sonoramente nelle urne perché percepita dall’elettorato non solo come il ‘vecchio’, ma anche come una mascherata stampella al centrodestra, strumento per erodere il consenso palese e noto per la squadra che ha vinto. Stravinto.
Perché i numeri sono importanti? Perché la politica locale non si basa solo, o soprattutto, sul voto d’opinione. Si basa su un mix, a volte prepotente, di rapporti familiari, clanici, amicali, su pressioni debite e su molte pressioni indebite, al limite dello scandalo, se non di altro.
I numeri, quelle schede che hanno fatto segnare al vincitore uno scarto di oltre seicento voti, dicono tanto. Soprattutto se si considera – scusate il tecnicismo – che lo scarto maggiore si è avuto nella sezione numero 6, quella della new town post-terremoto del Belice. Qualcuno la chiama addirittura lo Zen di Sambuca. La sezione di parte del quartiere Trasferimento, quartiere socialmente mescolato, dove vivono giovani coppie della piccola borghesia e settori socialmente deboli della popolazione. Quella sezione, che più di tutte ha subito le pressioni debite e indebite, ha premiato Leo Ciaccio, segnando il distacco.
Lo si è capito già alle quattro e mezza del pomeriggio di ieri. “Finito il conteggio alla 6. Sezione chiusa. Leo vince con oltre 150 voti! Abbiamo il sindaco!” Il sindaco si fa alla sezione 6, il sindaco lo fa il popolo. “Stavolta ha vinto onestà e dignità”. “Sono dieci anni che aspettiamo”. “È una liberazione”. “Ora torniamo alla vecchia Sambuca, quella pulita come la Svizzera, per la quale eravamo conosciuti in tutto il territorio”. “La gente era stanca, non ce la faceva più, voleva cambiare. Anche se quasi tutti i dottori, quasi tutti i medici, appoggiavano la destra. La lista de li duttura”. Voci della strada di Sambuca, voci per la strada, voci di fronte ai seggi, voci del popolo.
Il collegamento è spontaneo, nasce dalla mia storia e dalla cronaca degli ultimi anni. Al shab yurid isqat al nizam, il popolo pretende che cada il regime, lo slogan delle rivoluzioni arabe. Nella microstoria, nella storia locale e localissima la Storia si rispecchia, e le dinamiche sociopolitiche e culturali tutto d’un tratto emergono con nettezza, con precisione. Il popolo era stanco. Il popolo ha scelto il sindaco, contro tutte le manovre dei mesi trascorsi. Il popolo ha detto basta. Ed era lo stesso tipo di popolo umiliato e stanco che ho visto in altri posti del mondo. Capace, insospettatamente, di dignità, orgoglio e riscatto. E nel caso di Sambuca, figlio e nipote delle proprie tradizioni politiche.
Perché l’aria era cambiata già prima dello spoglio delle schede? Perché venerdì sera vi era stato il comizio di fine campagna, comizio affollato, durato ore ed ore, come nella tradizione profondamente politica di Sambuca. Poco meno di un migliaio di persone ad ascoltare, composti e civili, i candidati. Un migliaio di persone in un paese di seimila abitanti. È lì che ha vinto la squadra, non il sindaco. In un paese dell’entroterra siciliano, il comizio della squadra che ha vinto è iniziato con una citazione dalle Città invisibili di Italo Calvino, con l’idea di città plurale, complessa, aperta dall’assessore designato Giuseppe Cacioppo. E poi Pippo Oddo, Sario Arbisi. E Antonella Maggio, la coraggiosa, lucida Antonella, senza paura: è stata lei a fare la differenza, in un voto sostanzialmente clanico. “Sì, prendetela la busta della spesa che vi hanno promesso. Prendeteli, i soldi che vi hanno promesso. E poi, nel segreto dell’urna, votate per noi!” Una soluzione semplice, che qualcuno nel segreto dell’urna potrebbe aver seguito, perché la fame c’è, ma pure la dignità.

Storie di paese, niente a che fare con le rivoluzioni. O forse sì.

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2 commenti su “Goooood Morning, Zabut!”

  1. Bellissimo articolo, lucido ed efficace, una sintesi di un voto difficile perchè da un lato c’erano tutte le aspirazioni del popolo di sinistra da troppi anni disilluso ed atteso, dall’altro un potere che in questi anni si era consolidato, presuntuoso fino al punto di presentare un candidato sindaco, privo dei requisiti necessari per potere guidare una comunità fiaccata dalla crisi economica, fidando sulla capacità dei medici e di gruppi oscuri di coinvolgere il voto, ancora una volta sulla lista di centro.destra.

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  2. Grazie Zabut paese della mia infanzia da “immigrato sfollato” da Palermo. Grazie “piccola Mosca” come diceva l’autista del pulman appena varcato l’ ingresso del paese. E grazie ad Antonella Maggio splendida persona che ho conosciuto ritrovando Sambuca con la nostalgia della tarda etá. Un in bocca al lupo a tutti e spero di potervi venire a trovare questa esrate. Aldo Carra

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