E’ sullo scaffale

Non è tanto lo spazio, di cui ho nostalgia. E’ il tempo, il tempo di Gerusalemme che rimpiango. E a scandire il tempo del giorno, cinque volte al giorno, era un canto. In arabo si chiama adhan.

“Il suono dell’adhan, della chiamata alla preghiera, è il ritmo naturale che viene ricordato a noi singoli, distratti. Ci viene ricordato che è l’alba di un nuovo giorno, che è arrivata la metà della giornata, che è già tramonto, che tra un po’ si va a dormire. Uno scandalo, a pensarci bene. Perché questa divisione antica è percepita, dall’uomo postmoderno, come una semplice costrizione. Costretti in un tempo considerato arcaico, proprio quando la concezione postmoderna considera del tutto crollati i muri che contenevano il tempo. Si può mangiare quando si vuole, svegliarsi tardi, saltare la colazione e inventarsi il brunch, tenersi leggeri a pranzo con un panino veloce e magari cenare tardi la sera per riuscire a vedere gli amici. Si possono saltare i ritmi antichi e inventarsi i propri, di intervalli. Perché mai dover cedere al ricatto di un tempo preordinato, e per giunta imposto da una fede?

Eppure, nonostante il mio tempo singolo sia dichiaratamente postmoderno, quella chiamata alla preghiera è stata tanto preziosa da riportarmi anche oggi, che a Gerusalemme non sono più, ai tempi veri, per alcuni versi più consoni a una natura che abbiamo violentato con gli anni e i secoli. Il ritmo è l’eredità che la Città Tre Volte Santa mi ha lasciato, incastrata ormai nella mia carne”.

Qualche riga del prologo, giusto per spiegare lo spirito e l’empatia con cui questo libro è stato scritto.

1 commento su “E’ sullo scaffale”

  1. Ieri ho postato questa notizia:
    Vento di Terra è nei libri di storia!

    Ieri ho acquistato l’ultimo libro di Paola Caridi e…piacevole sorpresa: a pag. 2 in un’illustrazione della città di Gerusalemme, accanto alla Cupola della roccia per illustrare la città c’è un’immagine della scuola di Gomme di Al Khamar!!!
    Ho letto le prime 60 pagine. Bellissimo libro, documentato e alimentato dai fuochi dell’amore e del dolore.
    Citazione per pensare: “La storia contemporanea della città è stata ricostruita secondo la narrazione delle singole parti: non c’è una storia comune, semmai ci sono storie parallele, che però gli attori politici e diplomatici si sono rifiutati spesso di leggere per poi applicare le possibili soluzioni. Alla base del destino ingrato e doloroso di Gerusalemme non c’è solo quello che viene definito un conflitto infinito. C’è la miopia di chi ha osservato le carte e le mappe della città, le linee tracciate e accettate dalla comunità internazionale, senza guardare il destino degli uomini. La vita degli uomini, i legami degli uomini, le case degli uomini. E il cinismo non ha pagato, perchè senza qegli uomini e quelle donne, gli abitanti di Gerusalemme, non si può fare nulla. Non si può arrivare alla pace. E la pace, una pace lunga che ponga fine alla guerra di Gerusalemme, non può arrivare senza rendere giustizia. Rendere giustizia ai diritti di tutti, e non di una parte sola. Magari di quella che ha il monopolio della forza” (p. 24-25).

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