Sono lontane, Gaza e Gerusalemme. Lo sono da decenni, e soprattutto da anni. Sono tanto lontane che le volte in cui ho raccontato di essere andata a Gaza, ai palestinesi di Gerusalemme, mi hanno guardata con uno sguardo tra il sorpreso e il nostalgico. E sempre con quel velo di imbarazzo che nasceva dalla rassegnazione. Gaza era lì, chiusa dentro un ricordo lontano, eppure sempre doloroso, per loro. Un senso di colpa neanche espresso. Gerusalemme è altrettanto lontana, da Gaza, ma almeno – a sostenere il ricordo – ci sono le gigantografie della Cupola della Roccia negli uffici importanti. O almeno, c’erano le gigantografie, e chissà se ce ne sono ancora, dopo le tonnellate di bombe scaricate dall’aviazione israeliana su tutta la Striscia di Gaza.
Sembra già lontana, la guerra, la distruzione di Gaza da parte delle forze armate israeliane. Già lontana la conta dei morti, dei tanti morti, degli oltre duemila morti, dei feriti che in questi giorni – in tanti – muoiono perché erano già gravissimi. Già lontani i volti dei bambini, i nomi dei bambini. I bambini che non siedono nelle classi che alla bell’e meglio sono state messe su. Perché oggi, in ritardo, è ricominciata la scuola. La scuola si apre, anche se le scuole sono state bombardate.
Gaza e Gerusalemme sono lontane. Sì, certo. Forse. Eppure legate da un filo – quello del conflitto – che è sempre lì, pronto a tirare il detonatore. Gerusalemme stava per scoppiare, alla fine di giugno, nei primissimi giorni di luglio. Poi, d’un tratto, è rientrata nel cono d’ombra. Ma Gerusalemme è sempre lì, anche se non la guardiamo con quell’attenzione che meriterebbe.
Guardarla e ascoltarla, Gerusalemme.
Il reading-spettacolo su Gerusalemme – con i Radiodervish e Carla Peirolero su un mio testo teatrale – prodotto da SuqGenova con la collaborazione del Teatro Stabile di Genova è stato rappresentato a Mantova, nel Festivaletteratura. Tutto esaurito, già una settimana prima della rappresentazione al conservatorio Campiani. Qualche bellissima foto, scattata da Marina Antonioli – è in un album della sua pagina FB. E’ stato un cammeo, e la passione di quella sera è stato anche il frutto, il portato del grande dolore che tutti noi abbiamo provato nelle settimane precedente. C’era tutta Gerusalemme, perché c’era anche tutta Gaza. Speriamo di avere presto almeno una traccia audio, di “Per Gerusalemme. Nel tempo perduto degli uomini”. La voce di Carla Peirolero, il canto dolente di Nabil Ben Salameh, la passione composta di Michele Lobaccaro e di Alessandro Pipino, sono stati gli ingredienti di uno stato di grazia.
E dal 16 settembre, giorno dello svelamento della stagione teatrale 2014/15 dello Stabile di Genova, c’è un nuovo parto, Café Jerusalem. Sarà in cartellone dal 18 al 22 marzo 2015, con i Radiodervish e le loro musiche originali, e assieme a Carla Peirolero ci sarà in scena Pino Petruzzelli, che curerà anche la regia dello spettacolo. 😉
Il video girato nella Feltrinelli di Mantova parla, appunto, di Gaza e Gerusalemme. E sempre su youtube c’è almeno un brano, Ainaki, nella versione rappresentata in una notte di giugno, nel SuqGenova di Carla Peirolero. Ainaki, che per me e per noi, ormai, è diventato il “tema di Nura”.