Non solo a Colonia

blue bra graffitiOdio la dietrologia. Odio il complottismo. Sui fatti indegni di Colonia, sulla molestia sessuale di massa sulle donne nel centro di Colonia, occorre che si torni al raziocinio e si rifletta. Perché se così non si fa vuole dire che “c’è veramente del marcio in Danimarca”. Quello che sta succedendo – nel post-Colonia – è infatti un terribile cocktail mediatico, un cortocircuito che mette assieme tutto: razzismo, islamofobia, populismo sulla questione delle migrazioni, attacchi ai profughi in quanto disturbatori della quiete pubblica europea. Se si giudica dal risultato, i fatti di Colonia rischiano di assumere altri colori e altri sapori. Colori e sapori direttamente legati alla dietrologia e al complottismo. Colori e sapori che pongono molte domande. La prima: perché un migliaio di persone con intenti non proprio pacifici girano indisturbate nel centro di Colonia senza un intervento della polizia, proprio nel momento di massima allerta-terrorismo? Non ci dicono da settimane che l’Europa può essere bersaglio ancora una volta del terrorismo 2.0, della longa manus dell’ISIS, proprio com’è successo il 13 novembre a Parigi? Non abbiamo visto a Roma, proprio durante le feste di Natale, non solo carabinieri e polizia, ma addirittura soldati in assetto presidiare i luoghi sensibili come le stazioni? E il centro di Colonia è forse diverso dal centro di qualsiasi città importante europea? Se poi è vero che non solo a Colonia, ma in altre città tedesca si sono verificate le stesse molestie di massa, cosa dobbiamo pensare? A un piano preordinato dell’ISIS (tipo la Spectre, insomma) o a qualche altra cosa, in un periodo in cui la Germania targata Angela Merkel è il campione dell’accoglienza, mentre più nord si chiudono i confini?

Amo farmi domande, come sempre. E amo guardare alla Storia. Soprattutto a quella degli anni più recenti. Chi non ha frequentato molto il mondo arabo non si ricorda, forse, di un tragico episodio analogo che è impresso nella memoria degli egiziani. Era lo Eid al Fitr di esattamente dieci anni fa. La fine di ottobre del 2006. La festa grande alla fine del ramadan. Nel centro del Cairo si erano riversate le famiglie, le coppiette, il popolo egiziano a passeggiare, in una fase in cui il regime di Hosni Mubarak riceveva già le forti pressioni della contestazione dei ragazzi. Ci fu una vera e propria molestia di massa. Una scorribanda di ragazzi egiziani che fecero il loro porco comodo circondando le ragazze egiziane (comprese quelle velate), palpeggiandole, molestandole, spogliandole. Una delle descrizioni più interessanti è quella fatta da Sandmonkey, ai tempi uno dei blogger più interessanti e cinque anni dopo, non casualmente, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011.

La molestia sessuale su uomini e donne in Egitto, perpetrata sia ieri sia oggi anche da poliziotti e membri dei servizi di sicurezza come tortura, è al centro di rapporti, articoli, denunce. Spesso lasciate nell’ombra dal nostro dibattito sul mondo arabo.  Ecco uno dei saggi interessanti sull’argomento: lo potete leggere qui. Il saggio di Paul Amar è ancora più chiaro su quello che è successo al Cairo, dieci anni fa: “However, in 2006, several occurrences of sexualized mobbing of women were reported, with a few incidents being captured on cell phone video. Significant in each report was the presence of police permitting, and even encouraging, the attacks”.

Alaa al Aswany vi aveva, proprio allora, dedicato un articolo poi ripubblicato nel suo libro su La Rivoluzione egiziana (Feltrinelli, 2011), che avevo tradotto e curato.

E poi cercate su Google: troverete veramente tanto da leggere,  e tanto su cui riflettere. Se possibile, con freddezza.

6 commenti su “Non solo a Colonia”

  1. Se conosce il mondo medio-orientale avrà letto sicuramente questo post, che disgraziatamente concide con i racconti di viaggio di mie coetanee in zone analoghe o limitrofe. Per quello non credo alla tesi dell\’evento organizzato, anche perché non si capisce \”cui prodest\”: che vantaggio avrebbero a terrorizzare la gente a parte farsi inseguire da qualche poliziotto in più? Temo piuttosto che si siano organizzati nel senso che si sono guardati in faccia e hanno deciso di divertirsi tutti insieme alla festa di capodanno http://giuliainnocenzi.blogspot.it/2015/08/due-donne-sole-in-iran-quello-che-gli.html

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    • Non sono andata in visita per turismo in Medio Oriente. Ci ho vissuto per quasi 13 anni. Tutti i giorni. Mai molestata. Fischi? Tanti. Come ce ne erano in Italia, e ci sono voluti tanti anni per farli smettere. Nel caso dei fischi e dei pesanti apprezzamenti, ho messo i ragazzini al loro posto. Direi che è il caso di non generalizzare e non essere razziste. Occorre studiare l’argomento nella sua complessità, e se lei avesse letto i rapporti e i saggi che ho linkato nel post, si accorgerebbe della battaglia che nel mondo arabo (non sto parlando dell’Iran….) fanno donne, e uomini, per non essere oggetto di molestie e violenze sessuali.

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  2. per me non c’è complotto dell’Isis nè di nessuno, c’è una percentuale di uomini, credo minoritaria ma rumorosa, che è attratta dal relativo benessere economico dell’Occidente e anche in alcuni casi dall’alcool dell’Occidente che nei loro Paesi d’origine (o nei Paesi dei loro genitori) non si trova con la stessa facilità ma che non vuole capire certi valori etici dell’occidente più o meno laico come ad esempio il fatto che devi rispettare una donna che cammina da sola a capo scoperto come rispetti tua sorella che si vela.

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  3. Se si pensa a un possibile cui prodest, ad esempio, viene in mente che ad una Merkel che, forse, ha approfittato del rumore delle tragedie quotidiane per una timida svolta “accogliente”, si contrappone, sempre forse, una maggioranza interna contraria che sicuramente beneficerà del clima attuale. Da qui ad organizzare, come al Cairo, ce ne passerebbe, ma a pensar male ….

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  4. Cara Paola, grazie della risposta. Mi creda, fra i miei contatti passo per essere l’anima bella che ancora si illude che una convivenza pacifica sia possibile. Forse quello che lei intende non è tanto che questi sbandati si siano dati appuntamento avendo alle spalle un “mandante”, ma piuttosto che l’inazione delle forze dell’ordine abbia ubbidito, quella sì, a un qualche ordine di scuderia per seminare un sottile panico fra la popolazione. Cioè qualcosa di simile al sabotaggio avvenuto a Roma con Ignazio Marino, insomma, con i dipendenti degli autobus, gli spazzini, i tassisti tutti che lasciano la città nel caos. Ma se veramente hanno evitato di proposito di intervenire, perché diffondere un report in cui dichiaravano che era stato tutto relativamente tranquillo? Contavano sull’arrivo delle denunce dopo? Le mie sono vere domande, forse l’idea di una regia occulta mi angoscia troppo per accettarla

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