È un gran bel film. Ed è un film da andare a vedere, sempre nella speranza che “The Idol” non faccia solo una timida comparsa nelle sale cinematografiche italiane. Una timida comparsa e un’altrettanto veloce uscita di scena, come succede a molti film che non hanno il crisma della cassetta.
“The Idol” è un gran bel film. L’ennesimo gran bel film di Hany Abu Assad, regista di talento, palestinese di Nazareth, un artista che deve molto all’Olanda che l’ha ospitato e sostenuto. Anche stavolta, come per “Paradise Now” e per “Omar”, è la Palestina della vita quotidiana, dei dettagli, della esistenza nascosta delle persone ad arrivare con potenza sulla pellicola.
Stavolta i dettagli sono quelli di un ragazzo che è assurto alla notorietà dal nulla, dal buco nero che Gaza è diventata negli ultimi, tanti anni. Mohammed Assaf, un mito per i palestinesi e per gli arabi che in massa lo hanno votato, nello Arab Idol edizione 2013. Mohammed Assaf ha una voce bellissima, una voce che usava nelle feste di matrimonio. Riesce ad arrivare alle selezioni in maniera rocambolesca, fuggendo dalla Striscia di Gaza. Altrettanto rocambolescamente riesce a partecipare alle selezioni, le passa, vince puntata su puntata, sino al successo incredibile, sofferto, che fa di lui il simbolo della Palestina. Lo sguardo timido, serio, impegnato di Mohammed Assaf unisce tutto il pubblico arabo, e fa versare molte lacrime.
Quella di Mohammed Assaf è una storia vera, e non verosimile. Emozionante come le altre. Ironica come le altre. A suo modo normale come le altre. Si dipana dall’infanzia che tenta di rimanere tale, normale, nella follia di Gaza, sino alla giovinezza, ad Arab Idol, al successo dirompente.
Nel caso di “The Idol”, però, il tasso di emozione è molto più alto e sottile. Lo sfondo non è un fondale, è il cuore del film. Per la prima volta dopo trent’anni, una pellicola di quelle che vanno ai festival e nei circuiti capillari viene girata a Gaza. Su Gaza.
La realtà (e a suo modo la verità) scorre nel film senza bisogno di bombardamenti, esplosioni, urla di dolore. Il lascito della guerra è già un pugno nello stomaco. Le macerie di Gaza, i palazzi ripiegati, atterrati sono lì, in una strada semideserta di Gaza City, percorsa da una macchina solitaria, da un bambino. Una strada vuota, silenziosa, rende conto di quello che la guerra fa, e lascia dietro di sé. I ragazzi mutilati, invalidi, i ragazzi con le gambe amputate puntellano il film come la costante paura che provano a Gaza i giovani, testimonianza di una generazione segnata.
“The Idol” è, insomma, un continuo rimando alla sofferenza, fatto con il solito tocco delicato di Hany Abu Assad. Un Hany Abu Assad profondamente malinconico, stavolta, anche quando usa con sapienza lo strumento dell’ironia, della vera e propria parentesi comica che racconta meglio di qualsiasi altro linguaggio la follia di Gaza. L’ironia, però, deve cedere il passo quando il regista decide di insistere due volte, in due momenti diversi, sulla stessa scena. I quattro bambini protagonisti della prima parte del film corrono, ridendo, sulla spiaggia di Gaza. Un inserto che a prima vista avrebbe poco senso, per l’andamento del film. Se non fosse che quella scena, quei colori, quella corsa sulla sabbia rimandano immediatamente a una foto, a un fermo immagine: bambini che corrono sulla spiaggia, prima di venir colpiti da un bombardamento israeliano, nell’ultimo attacco militare sulla Striscia di Gaza. Quella foto fece il giro del mondo. Hany Abu Assad l’ha fermata lì, nel suo film, per rendere conto al mondo di quello che è successo a Gaza.
In una delle interviste rilasciate in questi mesi, Hany Abu Assad dice che “questo film è sulla gente che riesce a creare bellezza dalla bruttezza, sul modo di cambiare le cose che sono state fatte a tuo danno in cose che sono a tuo favore, sulla possibilità di creare cose positive da quelle negative”.
Lo sguardo di Abu Assad mi sembra sempre lo stesso di quando l’ho intervistato, una decina di anni fa. Lo sguardo attento agli altri, ai singoli, alle strade, alle case, agli sconosciuti.
Andatelo a vedere, The Idol. E’ un gran bel film.

bellissimo , commovente , da diffondere ….
gaza , i suoi massacri , la vita , la morte, e la voce di mohammad assaf che canta la palestina….
una voce che e’ un urlo melodioso di dolore e di voglia di vivere senza fine……