Cuffia, occhialetti e…

I ricordi risalgono in gola così, come fanno in acqua un paio di occhialetti da piscina.

Università ebraica. Il vecchio campus. La piscina guarda alla Città Vecchia, sulle pendici del quartiere di Gerusalemme est che gli israeliani hanno chiamato French Hill. Una struttura moderna, efficiente, chiusa da pareti di cemento su tre lati. La luce entra dalla enorme vetrata del quarto lato, quello – appunto – che guarda in direzione della parte più antica della città.

La piscina dell’Università Ebraica l’ho frequentata per anni. Ci sono in un certo qual modo affezionata. E non solo per i tanti, incredibili benefici che ne ha ricevuto il mio corpo, ma soprattutto perché è stato un punto di osservazione inusuale, privilegiato della città, dei suoi numerosi codici sociali, delle ineguaglianze, delle separazioni.

Nel corso della giornata – lunga – in cui si poteva fare nuoto libero, c’erano due turni che spiccavano  nell’orario appeso alla porta di vetro. Erano i turni delle “sole donne”. Ne approfittavo spesso. Voleva dire che la piscina era di certo meno affollata. C’era soprattutto una ragazza che mi aveva colpito. Universitaria, quasi sicuramente. Alta, snella, una nuotatrice di esperienza. Indossava un costume che le copriva tutto il corpo, come fosse una muta. E la stessa cuffia che indossiamo tutte e tutti quanti, quando ci facciamo la nostra sana ora di vasche. Bella, una bella ragazza, che usava la piscina solo durante la fascia oraria “solo donne”, e solo con quel costume-muta.

Israeliana. Ebrea. Di certo ortodossa.

Nel tardo pomeriggio, arrivava poi un’altra ragazza. Palestinese. Aveva probabilmente studiato in Gran Bretagna, a giudicare dal tipo di inglese che usava. Minuta, capelli neri corvini, un corpo agilissimo. Indosso, il normale costume intero che anche io indosso. E la solita cuffia. Preferiva nuotare a farfalla, veloce, sinuosa. Perfetta.

Abbiamo tutte nuotato nella stessa acqua assai clorata. Assieme alle signore di una certa età, molte di origine russa, che la mattina si muovevano con lentezza, nella vasca più larga riservata a chi non sapeva nuotare bene. Oppure, tutte assieme, facevano aquagym.

Non c’è niente altro da aggiungere.

2 commenti su “Cuffia, occhialetti e…”

  1. ebrea ortodossa, per l’appunto. sarebbe interessante capire come mai il corpo femminile sembra essere l’ossessione di tutte e tre le religioni monoteiste (e quindi diventa l’ossessione di chi a quelle religioni vuole contrapporsi).
    Bellissimo aneddoto, comunque

    Rispondi
  2. Tutte tre le “Religioni del Libro” recano una fortissima impronta della cultura patriarcale a loro preesistente che impronta ancora tutti glia altri ambiti delle culture, sia quelle orientali, che quelle occidentali che le africane. Ecco perché il corpo delle donne è una ossessione nelle tre religioni. I Libri (cosiddetti) Sacri sono stati scritti nelle lingue degli autori, con il linguaggio, le parole, le idee, i modi di dire e di pensare dell’epoca e del paese dello scrittore, patriarcalismo imperante, Prendersela con le religioni è rischioso, a mio avviso, perché c’è il rischio di rendere plausibile che si tratti di una guerra tra religioni (la peggiore e più ributtante delle guerre). Meglio prendercela con il patriarcalismo e contrastarlo
    Nino Lisi

    Rispondi

Lascia un commento