Bella scelta, Google Camp!

Al Baglio San Vincenzo ci abbiamo trascorso due lunghe estati. Correva l’anno 2008, e l’estate era stata così calma, il mare per famiglie così rilassante, e soprattutto il tappeto di stelle così bello sopra di noi, sopra il Baglio immerso nella campagna tra Menfi e Sciacca, che l’anno dopo ci tornammo. Al Baglio. E alla fine dell’estate ci siamo comprati una casa a una ventina di chilometri dal Baglio, nel Quartiere Saraceno di Sambuca di Sicilia. Quartiere sino ad allora dimenticato dagli stessi abitanti del paese belicino. Quartiere negletto, un po’ anche oggi, che il sogno dell’albergo diffuso firmato Cassarà è sfiorito nel giro di pochi mesi, lasciando attorno a sé macerie nel vero senso della parola: tetti scoperchiati, casette lasciate deperire, finestre chiuse alla bell’e meglio con qualche asse di legno.

Torniamo, però, al Baglio San Vincenzo, scelto quest’anno da Google Camp per la seconda serata per riunire qualche centinaio di persone che contano nel mondo. Persone di cui non conosciamo nome e cognome, interessati semmai alle celebrità di cassetta, quelle che le riviste patinate immortalano. Madonna, Lenny Kravitz, Elton John, Jovanotti, Giorgio Armani, invitati quest’anno al Google Camp. Eccetera eccetera eccetera. Nell’eccetera della lista degli invitati ci sono i nomi veramente importanti di un meeting che riunisce, per il quarto anno consecutivo, gli altissimi dirigenti dell’hitech, coloro che contano nel mondo di oggi e di domani. Tutti assieme al Verdura, l’albergo per i vip di Rocco Forte, alle porte meridionali di Sciacca, dotato di un ampio campo da golf dove, come insegna un pezzo di vita in Medio Oriente e Nord Africa, si possono affrontare in modo riservatissimo i nodi che noi miseri mortali ci troveremo, tra mesi e anni, ci troveremo sui giornali.

Accanto ai colloqui del Verdura, il Google Camp prevede due serate sociali. Il primo anno, a Selinunte e al baglio dell’Ulmo, ospite la famiglia Planeta. Il secondo anno, la Valle dei Templi, affittata all’uopo per una cena sotto l’incredibile Tempio della Concordia, e poi, nella seconda serata, il Borgo Bonsignore trasformato, senza i suoi proprietari, in una scena vetero-siciliana. L’anno scorso, accanto alla Valle dei Templi, la seconda serata ha avuto come palcoscenico il centro storico di Sciacca. E quest’anno, il Baglio San Vincenzo.

Un tipico baglio della campagna della Sicilia occidentale, antica proprietà di una famiglia della zona, poi venduta a chi l’ha trasformato in una struttura alberghiera. Quando ci andai in vacanza, l’aveva appena acquistata la famiglia Lanzara, tornata in Sicilia dopo una fortunata permanenza negli Stati Uniti. Alla struttura ricettiva, i Lanzara avevano affiancato la produzione di vino. E il vino è l’oro della zona, dove insistono alcune delle famiglie (Planeta e Rallo) e alcune delle aziende (Settesoli e Feudo Arancio) che hanno segnato la storia vitivinicola della Sicilia.

La cosa più bella del Baglio San Vincenzo? Il tappeto di stelle sopra le terrazze del primo piano, con un panorama strepitoso che copre tutta la costa, fin oltre Selinunte. E la campagna solitaria, calda, a tratti scoscesa, interrotta dal nastro della strada statale. Io passavo le mattine a scrivere il mio libro su Hamas. Non lo sapevo, ma era alle porte la guerra di Gaza del 2008-2009, l’operazione Piombo Fuso scatenata da Israele il 27 dicembre, di lì a pochissimi mesi. Il Baglio San Vincenzo era la nostra distanza da Gerusalemme. Campagna, silenzio, il mare in lontananza. Il mondo lontano. Forse anche i vip del Google Camp vorrebbero, ogni tanto, mettere tra sé e il mondo una distanza. Schiacciare il tasto ‘pausa’. Non credo, però, che il tasto ‘pausa’ stasera lo abbiano potuto schiacciare. Dovevano parlare del mondo, e molto probabilmente di Trump e della sia sempre più singolare presidenza, sotto un tappeto fitto di stelle.

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