Non si tratta solo di calcio, anche se questo è un caso ancor più delicato, vista la partecipazione dell’Egitto alla Coppa del mondo. Non si tratta solo di calcio, per la sconfitta cocente della squadra egiziana in Russia, con tutti gli altri avversari, e alla fine anche con l’Arabia Saudita che – ricordiamolo – ha ricevuto esattamente un anno fa in grazioso dono dall’Egitto di Abdel Fattah al Sisi due isolette nel Mar Rosso. Non si tratta di solo football, anche se Mohammed Salah non è un eroe ma un calciatore.
E’ che la sconfitta della nazionale egiziana arriva come un colpo di grazia su un corpo (il popolo egiziano) già prostrato dal regime di Al Sisi e dalla difficile, dura situazione economica che pesa soprattutto sulle fasce meno abbienti e povere.
La delusione degli egiziani non innesca la rivoluzione, ma consolida quel velo di tristezza che prima o poi verrà squarciato dagli eventi della Storia. Mohammed Salah, icona ormai diffusa in modo capillare in Egitto, quasi in maniera compulsiva, doveva essere l’eroe e incarnare il riscatto del popolo egiziano. Per il regime, la nazionale e soprattutto Mo Salah dovevano aiutare l’Egitto a superare le diffidenze di una parte dell’Occidente preoccupato per la repressione costante al Cairo e nel paese tutto, per gli arresti, per i desaparecidos. Non si tratta solo, come negli ultimi anni del regime di Hosni Mubarak e di suo figlio Gamal, di usare il calcio come collante sociale, come distrazione di massa, come facile strumento di orgoglio nazionale. Come passerella per la famiglia presidenziale e i suoi clientes. Ai tempi di Abdel Fattah al Sisi, il calcio serve per sdoganare del tutto il regime. Con la faccia credibile di Mo Salah.
il paradosso è che Mo Salah, lontanissimo dal coinvolgimento in politica, ha ricevuto dagli egiziani molti voti alle recenti e plebiscitarie elezioni presidenziali. Mo Salah non era candidato. il candidato reale era uno solo: al Sisi. E gli egiziani, noti per il loro profondo senso dello humour, hanno votato per tutta risposta Mohammed Salah come loro presidente del cuore. Scheda nulla, ma il valore di quel voto è evidente: uno dei pochi modi per segnalare il dissenso di molti egiziani nel chiuso del seggio elettorale, visto che è impossibile manifestare.
Il regime, a quel punto, ha ribaltato la prospettiva. E ha usato la figura di Mo Salah come involontario ambasciatore del Paese. Voleva farne una icona a suo favore, quando – invece – Mo Salah ha un altro posto nel cuore degli egiziani (e non solo). Ha il posto dell’antieroe, del bravo ragazzo con il sorriso buono che in silenzio fa ciò che deve e che crede. Preghiera compresa. Digiuno del ramadan compreso. Ora che l’Egitto ha fatto la peggiore figura della sua storia calcistica, la reazione degli egiziani non è contro Salah. E’ contro chi ha pensato di manipolarne la figura. Twitter negli scorsi due giorni ha avuto centinaia di migliaia di tweet che dicevano “vattene al Sisi”, una vera e propria sfida contro un regime che ha già messo in galera una parte importante della generazione della rivoluzione. Un boomerang mediatico e politico, per il regime di Al Sisi. E per Mo Salah – verosimilmente – il disagio di sentirsi incastrato in una dimensione iconica che starebbe stretta a chiunque.
– il resto alla prossima puntata
L’immagine è stata postata sulla sua pagina Facebook da Amro Ali, che a Mo Salah ha dedicato un lungo articolo su Mada Masr. e Open Democracy
