E’ un avvenimento importante: Jokha Alharthi è la prima scrittrice araba a vincere il Man Booker Prize, assieme alla sua traduttrice, Marilyn Booth. Oggi invisiblearabs ospita, per raccontare l’importanza di questo premio, Lucia Sorbera, capo dipartimento di Lingua e Culture Arabe all’università di Sydney, una delle più importanti studiose del femminismo arabo, allieva della grande Margot Badran. Lucia Sorbera cura, assieme a me, la sezione Anime Arabe del programma del Salone Internazionale del Libro di Torino. A lei la parola. Grazie, Lucia!
Un trend gioioso unisce oggi i profili Facebook e Twitter delle
intellettuali arabe: scrittrici, giornaliste, artiste e studiose, che
dai quattro angoli del mondo si congratulano, all’unisono, con la
scrittrice omanita Jokha Alharthi per il conferimento del Man Booker
Prize, premio che la scrittrice condivide con la sua traduttrice,
Marilyn Booth.
Hanno ragione. Quando vince una, vinciamo tutte!
Questo premio è l’esito di un percorso che ha segnato l’esperienza di
tante artiste e studiose che, sin dagli albori della modernità, hanno
scelto di vivere “in between” o “oltre i confini”, come ha scritto la
filosofa chicana Gloria Anzaldua.
Studiose ed artiste che hanno raccontato la storia postcoloniale del
mondo arabo attraverso la letteratura, mettendo in luce lo stretto
intreccio tra microstoria e storia politica e internazionale.
È trascorso un secolo da quando la libanese May Ziyadeh avviò una
fitta corrispondenza con scrittrici e scrittori di tutto il mondo dal
Cairo, dove si era trasferita adolescente e, da francofona, aveva
imparato l’arabo. Eppure, la traduzione e lo studio della letteratura
araba moderna femminile sono relativamente recenti. Era il 1990 quando
la storica Margot Badran e la critica letteraria Miriam Cooke
pubblicarono la prima antologia di letteratura araba femminista in
traduzione inglese. A trent’anni dalla sua prima edizione, Opening the
Gates. One Century of Arab Feminist Writing, continua ad essere un
testo di riferimento per l’insegnamento della letteratura araba
contemporanea e le letterature comparate in tutto il mondo. Nel 2001
Marilyn Booth pubblicò la monografia May her Likes to be Multiplied,
un pilastro della critica letteraria femminista nel mondo arabo, in
cui l’autrice metteva in relazione il genere biografico con le
politiche di genere nell’Egitto dell’inizio del Ventesimo secolo. Non
stupisce quindi che proprio Marilyn Booth abbia scelto di tradurre un
romanzo che si è rivelato un grande successo di critica
internazionale.
Non è la prima volta che una scrittrice araba sfiora il Man Booker
Prize. Nel 1999 l’egiziana Ahdaf Soueif fu la prima romanziera araba
ad entrare nella shortlist con The Map of Love, un romanzo che ancora
oggi è citato tra i preferiti dalle giovani e dai giovani lettori del
mondo arabo e delle sue diaspore.
Letteratura di alto livello e impegno politico vanno spesso di pari
passo nella produzione delle autrici arabe. Ahdaf Soueif, oggi una
delle scrittrici internazionalmente più popolari del mondo arabo, è
nota anche per il suo impegno a favore della democrazia, della
giustizia sociale, del rispetto dei diritti umani, in Egitto e in
Palestina e, proprio pochi giorni fa, le è stato riconosciuto l’ECF
Princess Margriet Award for Culture. Nel 2015 la libanese Huda Barakat era
entrata nella shortlist del Man Booker Prize insieme al libico Ibrahim
al Koni. Quest’anno, Huda Barakat ha vinto l’International Prize for
Arabic Fiction (IPAF).
Il lavoro di Jokha Alharthi, una saga familiare centrata sulla vita di
tre sorelle, che racconta l’Oman postcoloniale, si situa dunque lungo
una lunga genealogia di letteratura prodotta dalle donne che
raccontano la storia. Una storia che la sua autrice conosce bene,
visto che ha un dottorato in letteratura araba presso l’Università di
Edimburgo, e che nell’intestazione della sua pagina web cita Virginia
Woolf: “But there is no gate, no lock, no bolt that you can set upon
the freedom of my mind”.
Oggi, insieme a Jokha Alharthi e a Marilyn Booth, celebriamo più di
secolo di letteratura prodotta dalle donne arabe e più di 40 anni di
critica letteraria femminista nel mondo arabo, oltre i confini.
