181 pagine glamour

Visione per la pace. 181 pagine studiate ben bene. Colori azzeccati e decisamente contemporanei, font molto elegante, la bella brochure di un ufficio di comunicazione. Quella macchia azzurro petrolio dalla singolare forma di un rene è la Palestina. Attenzione! Non c’è alcuna indicazione. Non c’è scritto “Palestina”. Lo si evince perché quella macchia azzurro petrolio è proprio dov’è un pezzo di Cisgiordania. A cui, peraltro, manca tutta la Valle del Giordano. Una vera e propria enclave. Una macchia dentro Israele. Che, al contrario, viene indicata in questa mappa. C’è scritto Israele per ben due volte, sulla mappa.

E c’è scritto Gerusalemme, un nome stampato sul color crema che indica Israele. L’azzurro petrolio scompare. Scompare la città, che diventa semplicemente una scritta in un mare color crema. Il corpus separatum, la città di tutti, degli uni e degli altri, non c’è più. E’ annessa, è solo parte di Israele.

Una proposta-capestro, prendere o lasciare. La rende pubblica Trump, l’alleato perfetto di Bibi Netanyahu, che tra un mese si ripresenta candidato alle urne israeliane. Non è un piano di pace, perché non è un piano negoziato tra due contendenti. E’ la visione di una parte sola. Non certo una visione di pace. E’ quello che una parte degli israeliani, forse la maggioranza, vuole: l’annessione della Palestina (la Cisgiordania) senza la concessione ai palestinesi dei diritti civili, elettorali, sociali. Senza diritti di cittadinanza. L’obiettivo della Visione Trump-Netanyahu è “la soluzione di Uno Stato”, ma senza i cittadini palestinesi.

Prendere o lasciare. La pace giusta può attendere. Ai palestinesi toccherà dire “no”, perché è impossibile accettare una proposta che li tratta non solo come una riserva indiana, ma come individui che non sono portatori di diritti. Da lì, dal rifiuto, all’annessione della Cisgiordania il passo è breve e scontato.

Benvenuti nel nuovo capitolo di una farsa.

 

3 commenti su “181 pagine glamour”

  1. Si tratta forse del più violento attacco ai Palestinesi dal 1948.
    Rimango comunque con il mio rammarico più grande: se i Palestinesi avessero (e avessero avuto) leader politici capaci, credibili, autorevoli in patria e fuori, e non vecchi corrotti filibustieri, il loro popolo non sarebbe nelle condizioni in cui è adesso.
    Sogno uno stato unico di Palestina-Israele, multietnico e multireligioso, con pari diritti purché si sia cittadini di quello stato, indipendentemente dalla propria lingua o religione: sarebbe forse lo stato più bello, potente e interessante del mondo!

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  2. Paolo, se i diritti civili di un popolo dipendessero dall\'avere leader politici capaci, credibili, autorevoli in patria e fuori, e non vecchi corrotti filibustieri, noi italiani saremo in un mare di guai.

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    • Sì Laura, hai ragione e capisco cosa intendi, al di là della battuta.
      Però la prepotenza e la forza di Israele non sono le uniche ragioni della situazione attuale: gli altri stati arabi e la leadership palestinese non sono mai riusciti a contrastare Israele e i suoi sponsor. Questa situazione paradossale del piano Trump (deal fatto da soli, ovvero ennesima imposizione di uno status quo sbilanciato verso Israele, come tutte le proposte fatte ai palestinesi nei cosiddetti piani di pace) è la rappresentazione plastica di un popolo lasciato completamente alla deriva da chi dovrebbe difendere i suoi diritti.

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