Col nemico si parla, e si salva la comunità

Ci sono momenti in cui devi parlare col tuo nemico. E il tuo nemico con te. Sempre che la si metta sul piano dell’amico-nemico. Succede quando ci sono ragioni così gravi che vanno oltre te stesso, te stessa, la tua famiglia. Quando c’è il bene comune, la comunità, il pubblico. L’Italia su questo concerto ha costruito una gran parte della storia. Storia che sembra oggi lontanissima, a giudicare dalle frizioni tra governo centrale e regioni sulla questione coronavirus.

Una follia. Una follia suicida non avere una posizione coordinata e concertata.

Non è buonismo. Si chiama razionalità, buonsenso. Soprattutto, si chiama intelligenza. Per la comunità ci si sacrifica.

Da un problema si esce insieme, e anche da quella che appare una psicosi collettiva i cui responsabili si trovano nel mondo politico e, purtroppo in misura maggiore, tra i professionisti dell’informazione.

Non è questione che riguarda solo l’Italia. Succede dappertutto nel mondo.

Un caso tra i tanti, che mi è venuto in mente subito perché a Gerusalemme, tra Israele e Palestina, ci ho vissuto e lavorato un bel po’ di anni. Persino tra Israele e Hamas ci sono stati contatti nascosti, mentre in pubblico lo scontro si manteneva altissimo. Si racconta, per esempio, di un incontro segreto tra un amministratore locale di Hamas e un funzionario israeliano. Incontro svolto in una macchina in aperta campagna e lontano da occhi indiscreti, nella zona di Jenin, tra quelle più colpite nel 2006 dall’epidemia del virus H5N1, più conosciuta come influenza aviaria. Israele e Palestina (sia in Cisgiordania sia dentro Gaza) erano stati colpiti pesantemente dall’epidemia. E una epidemia non conosce confini, non conosce il Muro di separazione, muri fisici e/o ideologici.

La morale di questa storia non ha bisogno di essere spiegata. Lo si fa dovunque nel mondo. Il giorno dopo la fine dell’epidemia si ritorna a essere nemici, in pubblico e nel privato. Solo il giorno dopo. I coraggiosi e gli intelligenti fanno così.

Piccolo consiglio di lettura a cui sono molto affezionata, oltre gli inarrivabili Promessi Sposi e La Peste, è il brano intenso della riunione dei capi religiosi, cattolici, ortodossi e musulmani, per affrontare insieme l’alluvione nel Ponte sulla Drina di Ivo Andric.

 

 

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