Luca Nicolini. Un ricordo personale in un giorno triste

L’ho ritrovata. Per fortuna l’ho ritrovata. L’ho cercata per pensare al primo ricordo di Luca Nicolini. Una email arrivata 13 anni fa, esattamente il 12 aprile 2007. Era andata, allora,  a finire nello spam. Posta indesiderata. Pensa te…

A Mantova ci sarei voluta andare da lettrice, ma vivevo lontana dall’Italia, in Medio Oriente, già da anni. Quel piccolo sogno lo tenevo nel cassetto. A Mantova ci ero passata di luglio, nel 1999, mentre aspettavo mio figlio, una tappa in un viaggio più lungo. Silenziosa, nel ritmo normale di una città che solo a settembre, per il Festivaletteratura, si riempiva compostamente di decine di migliaia di persone.

Poi, la email nello spam, recuperata allora per chi sa quale felice coincidenza, prima che andasse a finire nel cestino. A scriverla era stata Carla Bernini, moglie, compagna – di vita e di pensiero -inseparabile di Luca, l’anima della sezione per bambini e ragazzi. Avevano letto Arabi Invisibili“con interesse” e mi invitavano al Festivaletteratura non per presentare il mio libro, ma per parlare di un tema, “essere arabi”. Di un tema, non di un libro, come sempre facevano. Carla si scusava anche “per il messaggio abbastanza sintetico”, mi ringraziava “per l’attenzione”, sperava di sentirmi presto.

La postura di chi ha fondato, pensato, organizzato il Festivaletteratura negli scorsi 23 anni è rimasta la stessa. La domanda di Luca era sempre: “come pensi sia più utile per il pubblico affrontare questo tema?”. Di questa domanda, ripetuta più volte, gli sono grata, ancora oggi. Per ciò che contiene e per ciò che mi ha insegnato: spostare l’attenzione da noi, da noi autori e organizzatori, al pubblico.

Ho avuto qualche fortuna, nella vita. Una di queste è stata di incontrare, lungo la mia strada, Luca Nicolini. Uomo della sua terra, uomo di poche parole e di molto ascolto. Uomo profondamente credente, esponente di quel cattolicesimo lombardo senza orpelli, mai esposto e sbandierato. Riservato, senza sbavature. Uomo gentile. E poi, certo, grande organizzatore, mediatore, guida senza esserlo. Visionario. Un libraio visionario, non solo per amore dei libri, ma per amore delle persone e della dimensione sociale della cultura.

Ci legava Gerusalemme, non ho dubbi. La Terra Santa non era per lui solo il simbolo terreno della sua fede. Chissà, forse la riflessione più ampia sull’essere umano e la sua storia. Mi piace pensare questo, d’istinto.

Non che fossimo sempre d’accordo, sia chiaro. Il ricordo più caro, quello che mi perseguita da ore, è proprio quel disaccordo di qualche anno fa durato una lunga telefonata, in cui due amici, lui e io, hanno parlato per chiarirsi, dire quello che pensavano. Che lezione di lealtà quella telefonata: quando gli amici hanno qualcosa da dirsi, si chiamano, affrontano le divergenze, se la dicono tutta  con chiarezza, senza lasciare alla ruggine il tempo e il modo di corrodere un’amicizia. E l’amicizia è continuata, proprio per quella lunga e difficile telefonata. Di questo gli sarò sempre grata. Oggi più di allora, ora che mi manca il sorriso timido di Luca. E sì, le sue domande.

Per chi vuole, cliccando su questo link, è possibile leggere il ricordo dedicato a Luca Nicolini dal suo Festivaletteratura.

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