Nel mio quotidiano zapping sui social mi è capitato di leggere, nei giorni scorsi, una battuta che, a suo modo, ha anche un lato affascinante. Che il covid19 si diffonde e miete vittime soprattutto nei Paesi guidati da populisti di destra come, ad esempio, Trump, Bolsonaro, Boris Johnson. Una battuta, certo. Superficialissima e immediatamente confutabile.
Prendiamola, allora, per quella che è. Allo stesso tempo, però, prendiamo il tempo per riflettere sulla democrazia e il covid19. Me lo ha ricordato una delle mie studentesse del corso di Storia delle Relazioni Internazionali per la laurea magistrale in Cooperazione Sviluppo e Migrazioni all’università di Palermo. Una studentessa palestinese giunta a Palermo prima della pandemia per uno stage di sei mesi all’interno di un progetto di scambio Erasmus Plus con l’università di Birzeit in Palestina, a Ramallah. “Lo Stato, in questo caso lo Stato italiano, mi vuole proteggere. Vuole proteggere la mia salute. Ed è per questo che mi chiede di rimanere in casa”: questa la democrazia, per lei, e anche per me. Uno Stato in cui si ripone fiducia.
E’ una frase, quella della mia studentessa palestinese, a cui mi sono affezionata, in questo nostro tempo sospeso. Perché ricorda a noi, noi europei che soffriamo di un bel complesso di superiorità sui fondamenti e gli standard di democrazia, che lo Stato in cui riporre fiducia è quello a cui affidiamo i nostri diritti individuali e collettivi. Questa frase ricorda anche che sulla democrazia, le sue variazioni, i suoi profondi cambiamenti degli ultimi decenni dobbiamo riflettere. È una riflessione necessaria, oggi ancor più di ieri, soprattutto in un momento nel quale, in Italia come altrove, si cerca con testardaggine rara, in alcuni settori, di andare avanti come se non (ci) fosse successo nulla. Le stesse dinamiche, gli stessi obiettivi, le medesime modalità.
Per fortuna ci aiutano pensatori come John Keane, che sulla democrazia riflette da anni, anzi, da decenni, con uno sguardo per fortuna altro. Non solo perché è lo sguardo dalla sua Australia, e non dal nostro Occidente. Ma soprattutto perché è uno sguardo altro che abbraccia luoghi che noi consideriamo non rilevanti. Addirittura invisibili.
La sua riflessione l’ha pubblicata l’Espresso, nel numero in edicola la scorsa domenica, e ora lo potere leggere in versione integrale sul sito del settimanale. Cibo per la mente, appunto, che va ben oltre l’Europa, per nostra fortuna.
Uno dei libri più recenti di John Keane, Power and Humility. The Future of Monitory Democracy, propone un’interpretazione radicalmente nuova del destino della democrazia nel XXI secolo. Il libro uscirà in italiano nella traduzione di Piernicola D’Ortona. Sarà pubblicato dalla casa editrice HopefulMonster, come primo volume della collana La Stanza del Mondo, che con gioia ho accettato di dirigere.
Perché La Stanza del Mondo?
La stanza del mondo è la nuova collana di hopefulmonster editoreche apre la porta senza preclusioni, lasciando entrare intelligenze necessarie a leggere la contemporaneità. Nella stanza, e dunque anche ne La stanza del mondo, si può trovare tutto. Senza che vi sia bisogno di dividere oggetti e saperi. Considerare il mondo come una stanza. Un luogo piccolo in cui tutto è presente. E attraverso la luce osservare meglio le proporzioni, i dettagli, i cambiamenti, le rotture, il tempo che passa. La collana conterrà, senza distinzione di generi di scrittura, saggi, romanzi, racconti, linguaggi sperimentali, polemistica. Perché la riflessione sulla realtà, l’interpretazione del mondo, l’osservazione scientifica, la poesia alle volte trovano spazio nella stessa persona e rappresentano un unico filo conduttore senza voler separare e distinguere tra scienza e umanistica, saggistica e opere di invenzione.
e come si dice, stay tuned. Seguiranno aggiornamenti
