Il fascino della Scuola di Atene

Almeno 40 anni senza (ri)vederla. E poi, con un guizzo, decidere di andare a visitare i Musei Vaticani in questo infinito tempo sospeso del covid. La teoria di corridoi deserti, a farci compagnia infinite opere d’arte che i visitatori non nascondono più. Il singolare privilegio di visitare i Musei da soli e senza fretta, quasi fosse una visita privata. Le Stanze di Raffaello senza turisti, la Scuola di Atene bella come sempre e in più, a esaltarla, il silenzio.

Su tutto, su una giornata baciata dal sole e dal caldo dell’ottobrata romana, è calata l’ombra della malinconia. Perché malinconia c’era negli occhi di ciascun commesso, cameriere o guida dei Musei Vaticani. Dai 30mila visitatori giornalieri ai numeri piccoli di questi mesi, in cui -semmai- sono stati o romani a riappropriarsi di un museo che era diventato quasi un segnale stradale, talvolta un segno di punteggiatura nel proprio percorso quotidiano nella città.
I Musei Vaticani deserti raccontano questo tempo. In un certo modo, ne dicono anche la trasformazione.

Lascia un commento