So già cosa farò oggi pomeriggio. Domenica 6 dicembre.
Per tutti gli ospiti di oggi. Letizia Battaglia, la grande Letizia Battaglia, che ci parla di Vita e Morte in una tempo, come questo, in cui vita e morte sono come non mai compagne. Mathias Enard, che per mano ci condurrà in una viaggio circolare oltre il falso binomio di Oriente e Occidente, partendo dal porto fenicio e ottomano e arabo e mediterraneo e cosmopolita di Beirut. E Richard Baldwin, che ci regala la sua riflessione su Uomo e Macchina.
So già cosa farò oggi pomeriggio. Ascolterò tutti gli ospiti che abbiamo invitato a Vita Nova, il contenitore che ci accompagna in questo dicembre dell’anno 2020, così incastonato nella Storia.
Fatemi spendere, però, qualche parola sulla riflessione del cardinale Matteo Maria Zuppi, don Matteo per molti fra noi.
Il binomio su cui gli era stato chiesto di riflettere è, a buona ragione, “Giovani e Vecchi”, il tema sul quale si spende da decenni. Dai tempi delle domeniche, delle messe a Primavalle con i ragazzi di Pulcinella e il gruppo degli adulti, con la Comunità di Sant’Egidio. Non è facile dimenticare, né lo farò mai, gli incontri tra don Matteo e i ragazzi disabili: gli sguardi, la comprensione oltre tutte le parole, la gioia profonda, in una casetta a poche decine di metri dalla chiesa di Santa Maria della Salute di piazza Capecelatro. Il cuore di uno dei quartieri, Primavalle, che a Roma più incarna la periferia: le case popolari di epoca fascista, la crescita esponenziale di edifici e abitanti dietro la spinta dei palazzinari delle borgate del boom economico caotico e sregolato. E poi le messe composte, compostissime, scarne, nei locali al piano terra delle case popolari tra Primavalle e Torrevecchia: qui, i protagonisti erano gli adulti, famiglie, anziani. In entrambi i luoghi, don Matteo si è messo a fare una cosa che non facciamo più: ascoltare. Ascoltare i dettagli delle vite, dettagli che non sono solo dettagli, accumulandoli in quelli che ho sempre definito il suo ‘database dell’umanità’ che incontra. Ascoltare senza fare il bilancino delle sofferenze a seconda dell’età.
Giovanni e Vecchi sono un falso binomio. Non sono mai stati separati, nel pensiero e nella missione di don Matteo. Neanche a Trastevere, durante la sua esperienza di parroco di un quartiere così diverso, a prima vista. Eppure, a ben guardare, contenitore anch’esso di una umanità dimenticata e negletta. Visitare gli anziani di Trastevere dopo la messa domenicale, un privilegio che ho avuto qualche volta perché don Matteo mi ha chiesto di accompagnarlo, è stato un regalo della vita. Un nome, per tutti loro. Trofimena, una donna anziana, allettata, l’origine campana nel suo nome. Il suo sorriso per una presenza non scontata, per qualcuno che si ricordava del suo desiderio di ricevere la comunione come tutti gli altri. La comunione a Trofimena, come a tanti altri anziani, è solo l’esempio di un dovere inderogabile alla ‘non-dimenticanza’ e alla necessità, già presente tanti anni fa, che i vecchi dovessero rimanere nella loro casa fino a che è possibile. Non nelle RSA. E poi, accanto agli anziani, per la prima volta da tanti anni, durante il suo periodo di parroco di Trastevere è arrivato il grest, il centro estivo per i bambini di Trastevere, che tra le pieghe di una narrazione distorta del quartiere sono tanti. E non tutti e solo i figli dell’intellighentsjia, della buona borghesia. Giovani e vecchi insieme, ancora una volta. Come sempre, nel database di don Matteo.
Primavalle e Trastevere non sono poi così lontani dalla Bologna in cui don Matteo vive e opera già da alcuni anni, dopo aver passato i suoi primi 60 anni nella Roma in cui è nato e che ama. Giovani e Vecchi sono anche lì, come dovunque, ad attendere che qualcuno, che molti tra noi si affronti il falso binomio che vorrebbe opporre gli uni agli altri pensando, in questo modo, di nascondere gli altri, i veri problemi di questa contemporaneità. Di questa che è già una Vita Nova. Ascoltare don Matteo Zuppi ospite del Salone Internazionale del Libro di Torino ci aiuterà a muoverci in questa ‘stanza del mondo’, una definizione di papa Paolo VI.
Buon ascolto, buona visione. Buoni pensieri.
Sul sito del Salone Internazionale del Libro di Torino.
