Ad Alaa è stato ‘concesso’ di scrivere alla famiglia. Ecco un brano della lettera del 16 giugno condivisa da sua sorella Mona Seif sul suo profilo Facebook. Mona Seif continua nel suo sciopero della fame (è al giorno 8) parallelo a quello di Alaa, arrivato al giorno 79 di privazione del cibo. Con il suo digiuno, Mona Seif prova ad amplificare lo sciopero della fame di Alaa, la cui voce non può uscire dalle mura del carcere di Wadi al Natrun.
Il brano riportato conferma, ancora una volta, almeno due elementi. Alaa vuole avere il controllo di se stesso, e il suo corpo – sequestrato dal regime da quasi nove anni – è di nuovo sotto il suo controllo proprio attraverso lo sciopero della fame. Il secondo elemento è la straordinaria lucidità politica di un pensatore come Alaa Abdò-el Fattah. L’Italia, l’Europa e il Regno Unito si dovrebbero vergognare per il silenzio colpevole con il quale non affrontano la questione fondamentale dei diritti negati in Egitto, proprio quando c’è uno strumento di pressione nelle loro mani: il COP27, in programma in Egitto il prossimo novembre. Clima e diritti vanno di pari passo. Persino energia e difesa dei diritti e delle libertà vanno di pari passo, come dimostrano i nostri errori nei confronti della Russia di Putin.
Dice Alaa: “Nonostante la mia persistente convinzione che la sopravvivenza non sia possibile, almeno non in un tempo accettabile per la mia dignità e la mia anima, non sto comunque agendo con un postura da “morto che cammina”, come prima. Non sono più in prigione, perché fino a che vive colui che mi ha messo in galera io disobbedirò, e il fatto che io possa scegliere fa per me la più grande delle differenze”.
Di Alaa e di tutti i prigionieri nelle carceri egiziane abbiamo parlato il 17 giugno alla Certosa, a Roma, in un festival bellissimo, che già nel titolo dice il suo programma e il suo spazio d’azione, il Mondo in Periferia (grazie allo sguardo visionario di Giuliano Battiston e di Giacomo Zandonini). Programma ambizioso, alto, necessario. Di Alaa abbiamo parlato Gennaro Gervasio, Sayed Nasr e la sottoscritta, moderati da Alessandra Fabbretti. E il pubblico così numeroso ci ha confortato: sappiamo che le persone sono attente alle vite degli altri, simili spesso alle proprie, sappiamo che le persone – più dei decisori – comprendono quanto i diritti siano un destino comune.
Oggi Giulia Beatrice Filpi digiuna in solidarietà verso Alaa, per la seconda volta digiuna per un giorno: non si ferma così la staffetta solidale per un prigioniero di coscienza che rappresenta le decine di migliaia dei prigionieri egiziani. E’ il momento di partecipare, di aderire al digiuno solidale. Basta mandare una email a info@www.invisiblearabs.com e indicare il giorno del digiuno solidale di 24 ore.